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L’azzardo gioco pericoloso per la Nazionale

La Nazionale più amata dagli italiani, quella di calcio, da alcune settimane è al centro delle polemiche ma non per gli errori di qualche suo famoso giocatore, quanto piuttosto perché la Figc (Federazione italiana giuoco calcio) ha stipulato un accordo di sponsorizzazione con Intralot, uno dei principali marchi nel campo delle scommesse sportive e non solo...

Parole chiave: Calcio Figc (1), Editoriale (335), Alberto Margoni (64), Nazionale (1)

La Nazionale più amata dagli italiani, quella di calcio, da alcune settimane è al centro delle polemiche ma non per gli errori di qualche suo famoso giocatore, quanto piuttosto perché la Figc (Federazione italiana giuoco calcio) ha stipulato un accordo di sponsorizzazione con Intralot, uno dei principali marchi nel campo delle scommesse sportive e non solo. Questa collaborazione pone il brand del Gruppo Gamenet – che sul proprio sito dichiara sette miliardi di euro quale raccolta di gioco, con 8.200 videolottery e 48mila slot machines – quale Premium Sponsor delle nazionali italiane di calcio fino al 2018 compreso.
Ovviamente l’accordo con la Federcalcio è stato infiocchettato dai soliti discorsi all’insegna del politicamente corretto, col presidente Tavecchio a definirlo «una partnership incentrata sui valori» (facile immaginare quale sia il principale, peraltro taciuto), visto che prevede l’impegno in attività sociali e rafforzerà il lavoro della Figc nel promuovere la cultura della legalità e nel diffondere comportamenti consapevoli nel mondo del pallone. Quindi per un po’ di soldi in progetti di pubblica utilità (quali?) si offre un simbolo nazionale seguitissimo da giovani e adulti alla società di un settore che nel 2015 ha fatturato 88 miliardi (più di tre manovre finanziarie insieme) in un Paese che conta 800mila famiglie con al loro interno una persona malata di gioco d’azzardo, con drammi personali e situazioni finanziarie immaginabili e non aliene dal rischio di ricorrere agli usurai nel vano tentativo di essere sanate.
Numerose sono state le prese di posizione contrarie a questo clamoroso autogol, espresse trasversalmente da politici, dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, da esponenti della società civile, del terzo settore, in primis dal mondo cattolico, ma anche da personaggi di primo piano dell’ambiente del calcio (tra i quali Abete, Tommasi, Ranieri). Polemiche peraltro attutite da molti mass media che traggono vantaggiosi profitti dal settore delle scommesse (vedi alla voce contratti pubblicitari). Solo Avvenire sta conducendo con ostinata determinazione una battaglia quotidiana caratterizzata da servizi giornalistici accompagnati da un riquadro in bella evidenza e quasi sempre in prima pagina che reca scritto: “Azzurro vergogna (con caratteri maiuscoli, ndr). Via lo sponsor ‘vietato ai minori’”.
L’azzardo, anche se legalizzato e associato alla Nazionale, non è mai un gioco ma un pericolo da cui stare alla larga.

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