Editoriale
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Fare una legge per tanti motivi tutti importanti

Secondo alcuni i fattori che mettono a rischio la democrazia come il populismo, prendono le mosse dalla percezione dell’inutilità della politica. Se la politica non serve a niente, allora è facile pensare che se ne possa fare a meno...

Parole chiave: Suicidio Assistito (1), Editoriale (206), Stefano Origano (75), Leggi (2)

Secondo alcuni i fattori che mettono a rischio la democrazia come il populismo, prendono le mosse dalla percezione dell’inutilità della politica. Se la politica non serve a niente, allora è facile pensare che se ne possa fare a meno. Difronte a certi spettacoli deprimenti cui siamo stati costretti ad assistere, pensare che questa democrazia sia un rito vuoto, per molti cittadini non appare affatto come un’eresia.
E se l’attività parlamentare appare ai nostri occhi un teatrino dell’assurdo, chi ha il coraggio di opporsi alla riduzione dei parlamentari? Ma portiamoli a zero! Questa deriva rende ancora più amara la constatazione che, nella delicatissima questione del suicidio assistito, la politica abbia rinunciato a svolgere la propria funzione, ma al tempo stesso rafforza la convinzione che se i politici non hanno il coraggio o la capacità di svolgere il compito, verranno tranquillamente rimpiazzati da altre forme di potere con conseguenze gravi perché il vuoto non esiste in politica.
Questa mancata assunzione di responsabilità è tanto più sconcertante se si considera che la Corte costituzionale aveva rinviato di quasi un anno la sentenza sulla normativa attuale per lasciare il tempo di intervenire sulla materia a livello legislativo. In tutto ciò non si è fatto nulla e si è preferito non esporsi. Il gioco degli opportunismi elettorali ha prevalso.
Alla radice di questo intoppo ci sono un paio di questioni fondamentali: nello specifico la dicotomia etica che impedisce di considerare il valore della persona umana e la sua tutela  nella sua unitarietà sostanziale. E sullo sfondo c’è la questione del “a che cosa serve la politica?”.
Siamo fuori tempo, ma è ancora possibile e doveroso legiferare per valorizzare tutto ciò che va nella direzione della tutela della vita umana. Una legge va fatta per non consegnare una materia tanto sensibile al Far West delle interpretazioni estensive. Ma è importante anche mandare un segnale al Paese prima che la deriva negativa porti a quel vuoto pericoloso che mina il senso di umanità e anche la tenuta istituzionale. È tempo per deputati e senatori di un sussulto di responsabilità.
Una legge per ricordare agli italiani che i “doveri inderogabili di solidarietà” di cui parla l’articolo 2 della Costituzione non sono sospesi e che la tutela della vita umana non è né di destra né di sinistra ma è un bene assoluto per tutti. Una legge per ricordare a loro stessi e a noi che non sono del tutto inutili.

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