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Una legge in direzione del diritto al “suicidio di Stato”

di REDAZIONE

Un testo di legge crea una situazione molto... Radicale. La proposta legislativa sul suicidio assistito scardina il concetto di patologia per aprire le porte a ogni situazione in cui non s’intenda più continuare a vivere

Parole chiave: Suicidio assistito (2), Sedazione profonda (1), Fine vita (4), Eutanasia (2), Vita (27), Morte (13)
Monitor che visualizza i valori vitali in una corsia di ospedale (Foto Sudok1@123RF.com)

di REDAZIONE

Il testo di legge è sul “rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”, scaturito da una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato il vuoto legislativo in materia, invitando il Parlamento a provvedere. Ma qualche manina, in Parlamento, sta caricando il testo di legge di norme che in realtà fanno presagire un diritto al suicidio di Stato, non solo per i malati terminali, ma pure per ogni situazione in cui appunto non s’intenda più continuare a vivere. La morte dovrebbe essere “offerta” dalle strutture del Servizio sanitario nazionale, dai medici e dagli infermieri come fosse un atto di cura. Insomma un trionfo delle idee più... radicali (in ogni senso, anche politico) che non fa sfumature, non prevede attenzioni per i tantissimi casi di fragilità personale: si pensi alla depressione, all’invalidità fisica, al sentirsi “di peso” nei confronti dei familiari soprattutto da parte delle persone più anziane. Alle possibili “forzature” indotte da terzi che abbiano interessi a una simile, drastica soluzione... E ne va di mezzo pure la sedazione profonda, misura terapeutica per i dolori insopportabili, scambiata per strumento di fine vita.

Approfondimento del tema su Verona fedele del 3 luglio 2022  che trovate in edicola e in parrocchia.

Una legge in direzione del diritto al “suicidio di Stato”
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