Editoriale
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Europa, è tempo di un nuovo umanesimo

Lunedì scorso era la festa dell’Europa, in ricordo della dichiarazione di Robert Schuman che 66 anni fa propose la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), antesignana della Comunità economica europea (Cee) divenuta Unione Europea (Ue)...

Parole chiave: Editoriale (336), Alberto Margoni (64), Europa (31)

Lunedì scorso era la festa dell’Europa, in ricordo della dichiarazione di Robert Schuman che 66 anni fa propose la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), antesignana della Comunità economica europea (Cee) divenuta Unione Europea (Ue). Ma nel cielo del Vecchio Continente si addensano nubi minacciose: la spinosa e irrisolta questione dell’immigrazione; le crescenti spinte nazionalistiche con l’innalzamento di barriere che sembravano dover rimanere un triste retaggio del passato; il referendum con il quale il 23 giugno i cittadini britannici saranno chiamati a decidere se rimanere o uscire dall’Unione, ed è facile prevedere che altri Paesi si accoderanno; la sfida della sicurezza dinanzi alle minacce del terrorismo; la drammatica situazione economico-sociale della Grecia; il declino demografico in molti Stati, tra cui l’Italia...
L’ambizioso progetto degli Stati Uniti d’Europa è oggi al minimo storico e lo spirito europeista che ebbe grande impulso da statisti del calibro di De Gasperi, Adenauer e lo stesso Schuman, sembra svanito, come pure governanti di tale levatura. L’Europa stessa non è immune da colpe: Paesi apparentemente posti sullo stesso piano, in realtà vedono qualcuno avere più voce in capitolo; il fattore economico ha assunto un rilievo preponderante sugli altri aspetti, in primis la difesa e la politica estera comuni. Insomma, un’Europa attenta più ai bilanci e al Pil che a coltivare i propri valori di fondo, a cominciare dalle comuni radici giudaico-cristiane che si è fatto di tutto per misconoscere.
Tutto è perduto? Forse no, ma è suonato il campanello d’allarme, a dire che non c’è più tempo da perdere. Lo stesso papa Francesco, ricevendo il premio interazionale Carlo Magno 2016, ha richiamato la necessità di recuperare la progettualità dei padri fondatori per un’idea di Europa adeguata ai nostri tempi, per «un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo» basato sulle capacità di integrare, di dialogare e di generare. Si tratta quindi non soltanto di recuperare quell’ideale comunitario che ha lasciato sempre più campo libero all’individualismo e agli interessi particolaristici, ma di realizzare un nuovo umanesimo europeo, «un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia». E in questo percorso di rinascita le Chiese e i cristiani sono chiamati a dare il proprio fattivo e determinante contributo.

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