Editoriale
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Chi vuole la guerra e come opporsi

La successione dei recenti attentati terroristici di Parigi, Nizza e Vienna ha lo stesso filo conduttore di una lunga serie di attacchi sferrati da singole persone radicalizzate senza appartenere ad alcuna organizzazione, oppure da individui o gruppi addestrati alla guerriglia che, come nel caso ultimo di Vienna, si impadroniscono di un intero quartiere e lo tengono sotto sequestro per ore.

Parole chiave: Editoriale (260), Stefano Origano (96), Guerra (8), Terrorismo (5)

La successione dei recenti attentati terroristici di Parigi, Nizza e Vienna ha lo stesso filo conduttore di una lunga serie di attacchi sferrati da singole persone radicalizzate senza appartenere ad alcuna organizzazione, oppure da individui o gruppi addestrati alla guerriglia che, come nel caso ultimo di Vienna, si impadroniscono di un intero quartiere e lo tengono sotto sequestro per ore. In ogni caso si tratta si un attacco continuo che non disdegna nessuna modalità per procurare morte e paura. È una tensione che non si è mai allentata e che adesso, complice il virus, si fa più alta.
Agenzie specializzate nel monitorare i siti jihadisti rilevano che l’ideologia radicale islamista ritiene il Covid-19 una punizione di Dio nei confronti degli infedeli e un invito ad approfittare di questa debolezza del sistema occidentale per assestare il colpo definitivo. Se dunque il califfato è stato sconfitto sulla carta geografica con la caduta dell’ultima roccaforte dell’Isis in Siria, esso continua a conquistare cervelli e ad arruolare giovani disposti a massacrare le vite di innocenti per affermare non si sa bene cosa: forse il disegno di una egemonia islamista sul mondo – cosa irrealizzabile –, forse la vendetta per le ingerenze, le violenze e le ingiustizie subite da parte dell’Occidente cristiano, forse solo per sfogare il proprio malcontento generale.
Ma mentre piangiamo le vittime  e denunciamo che l’Europa è sotto attacco, dimentichiamo che l’area interessata è molto più ampia: si parla di oltre 100mila vittime di attentati negli ultimi 5 anni in varie parti del mondo, perlopiù nei Paesi islamici. Una guerra dunque dentro la complicata galassia dell’islam che non risparmia nessuno, nemmeno noi.
Il mondo è attraversato da questa onda di terrore che spaventa e disorienta. Tirare in ballo le religioni è un errore di prospettiva. Usarle per spiegare violenze e crimini è profondamente sbagliato oltre che dannoso e non onora le vittime incolpevoli dell’orrore che ogni religione condanna fermamente. Se questi atti terroristici sono una dichiarazione di guerra, come rispondiamo? Loro vogliono la guerra perché si sentono più forti e sono convinti di vincerla; e noi, per quanto tempo ancora resisteremo a non considerarla come l’unica soluzione dei conflitti?

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