Editoriale
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Addio sposi (o arrivederci)

Se davvero nel 2031 non ci si sposerà più in chiesa, lo scopriremo solo vivendo. Per ora la nefasta previsione è emersa dal rapporto del Censis dal titolo Non mi sposo più reso noto nei giorni scorsi. Anche se il direttore generale del Centro studi investimenti sociali, Massimiliano Valerii, ha subito precisato che «si tratta di una pura e semplice estrapolazione statistica».

Parole chiave: Editoriale (336), Alberto Margoni (64)

Se davvero nel 2031 non ci si sposerà più in chiesa, lo scopriremo solo vivendo. Per ora la nefasta previsione è emersa dal rapporto del Censis dal titolo Non mi sposo più reso noto nei giorni scorsi. Anche se il direttore generale del Centro studi investimenti sociali, Massimiliano Valerii, ha subito precisato che «si tratta di una pura e semplice estrapolazione statistica». Come dire: avanti di questo passo e... Ma rimane sempre aperta la possibilità di un’inversione di rotta. Insomma: le previsioni sono fatte per essere smentite. E speriamo che in questo caso accada.
Ora, che vi sia un calo generalizzato dei matrimoni e di quelli impropriamente detti religiosi (in realtà sono concordatari) in particolare, è un dato di fatto: 40 anni fa nel nostro Paese 806mila persone convolarono a nozze; nel 2014 sono state meno di 380mila (-53%). E in chiesa si sono celebrati 108mila matrimoni, con un calo del 71% rispetto a quattro decenni or sono. Per non parlare del fatto che ci si sposa sempre più tardi: l’uomo ha mediamente 36,6 anni, mentre la donna 32,5.
Molteplici le cause di questa disaffezione per lo scambio delle fedi: sposarsi non offre vantaggi dal punto di vista sociale, giuridico ed economico (se una coppia ha dei figli da iscrivere alla scuola dell’infanzia statale o comunale può facilmente verificarlo); non sono più necessarie le nozze per uscire dalla famiglia di origine; si preferiscono legami affettivi senza impegni definitivi; influisce l’esito dell’unione dei propri genitori, così come la situazione occupazionale dei giovani; formare una famiglia è visto come un lusso che pochi si possono permettere; la secolarizzazione avanza...
Ma il quadro è proprio così catastrofico? A leggere i dati di un’indagine dell’Istituto Toniolo (Università Cattolica) non sembrerebbe: oltre l’80% dei 18-33enni interpellati vorrebbe formare una famiglia e avere due o più bambini. La questione allora sta proprio qui: se questi desideri dei giovani venissero favoriti da adeguate politiche di sostegno alla famiglia, la società naturale fondata sul matrimonio riconosciuta dalla Costituzione, in particolare riguardo all’occupazione dei genitori, alla cura dei figli e con l’introduzione del Fattore Famiglia, crescerebbe il numero dei matrimoni, le persone si sposerebbero prima e aumenterebbe la natalità che con un tasso dell’8‰ ci vede all’ultimo posto in Europa. Ma oggi in Italia la questione fondamentale è il referendum costituzionale e la riforma della legge elettorale. Vuoi mettere?

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