Condiscepoli di Agostino
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Per una ecologia integrale

Il capitolo quarto dell’enciclica Laudato si’ è dedicato all’analisi degli elementi che assicurano una ecologia integrale. Il punto di partenza delle osservazioni è dato dalla constatazione che “tutto è intimamente relazionato” (137). Nulla risulta indipendente, nemmeno il tempo e lo spazio, gli atomi e le particelle subatomiche, i componenti fisici, chimici e biologici della terra, le specie dei viventi, gli organismi viventi e l’ambiente (cf 138), nella relazione tra natura e società che la abita. Esiste insomma una interazione dei sistemi naturali tra di loro e con i sistemi sociali...

Il capitolo quarto dell’enciclica Laudato si’ è dedicato all’analisi degli elementi che assicurano una ecologia integrale. Il punto di partenza delle osservazioni è dato dalla constatazione che “tutto è intimamente relazionato” (137). Nulla risulta indipendente, nemmeno il tempo e lo spazio, gli atomi e le particelle subatomiche, i componenti fisici, chimici e biologici della terra, le specie dei viventi, gli organismi viventi e l’ambiente (cf 138), nella relazione tra natura e società che la abita. Esiste insomma una interazione dei sistemi naturali tra di loro e con i sistemi sociali. Sicché quando si parla di crisi, di fatto ve ne è una sola, complessa, quella socio-ambientale (cf 139). Anzi, è ancor più corretto parlare di “ecosistemi” che si calibrano e si integrano a vicenda. Essi, ad esempio, “intervengono nel sequestro dell’anidride carbonica, nella purificazione dell’acqua, nel contrasto di malattie e infestazioni, nella composizione del suolo, nella decomposizione dei rifiuti” (140).
Quali sono le componenti chiamate in causa da una ecologia integrale? L’enciclica mette in campo l’economia. Poiché infatti “la crescita economica tende a produrre automatismi e ad omogeneizzare, al fine di semplificare i processi e ridurre i costi, è necessaria un’ecologia economica” (141). Di qui “la necessità impellente dell’umanesimo” (ivi) che sa mettere in rete le varie problematiche tra loro interconnesse, proprio perché “il tutto è superiore alla parte” (ivi).
E in quale relazione sta “lo stato di salute di una società” con l’ambiente e la qualità della vita umana? Risponde il Papa: “Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali” (142). In che senso? Nel senso che ogni società malata, incapace di legalità ad esempio, è esposta a tutti gli abusi possibili: “All’interno di ciascun livello sociale, e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza” (ivi). Vi sono paesi nei quali domina “un sistema istituzionale precario, a costo delle sofferenze della popolazione e a beneficio di coloro che lucrano su questo stato di cose” (ivi). Va da sé che in queste situazioni si sviluppano comportamenti illegali e violazioni di legislazioni consolidate. Ed esemplifica: “Il consumo di droghe nelle società opulente provoca una costante e crescente domanda di prodotti che provengono da regioni impoverite, dove si corrompono i comportamenti, si distruggono vite e si finisce con il degradare l’ambiente” (ivi).
E la cultura, come si coniuga con l’ecologia integrale? Altro aspetto complesso e problematico. Ogni “patrimonio storico, artistico, culturale” (143), va salvaguardato come patrimonio dell’intera umanità. In realtà, proprio “la visione consumistica dell’essere umano, favorita dagli ingranaggi dell’attuale economia globalizzata, tende a rendere omogenee le culture e ad indebolire l’immensa varietà culturale, che è un tesoro dell’umanità” (144). Proprio per non disperdere un tale patrimonio dell’umanità, è necessario che siano riconosciuti i diritti di ogni popolo, tra i quali il diritto di esprimere una cultura, da protagonisti (cf ivi). A tale riguardo l’enciclica non teme di manifestare il proprio pensiero con espressioni forti: “La scomparsa di una cultura può essere grave come o più della scomparsa di una specie animale o vegetale. L’imposizione di uno stile egemonico di vita legato ad un modo di produzione può essere tanto nocivo quanto l’alterazione degli ecosistemi” (145). Sotto questo profilo vanno considerate le problematiche connesse con le comunità aborigene, che considerano “la terra non un bene economico, ma un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro” (146). C’è il rischio che “progetti estrattivi, agricoli o di allevamento” ne compromettano la cultura e persino l’esistenza (cf ivi).

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