Condiscepoli di Agostino
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L’urgenza di una cultura dell’ecologia

Papa Francesco nell’introduzione dell’enciclica Laudato si’, articolata in sedici paragrafi, definisce la terra sorella e madre. Ma “questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” (2).

Parole chiave: Zenti (32), Papa Francesco (121), Laudato si' (24)

Papa Francesco nell’introduzione dell’enciclica Laudato si’, articolata in sedici paragrafi, definisce la terra sorella e madre. Ma “questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla” (2).
Già san Giovanni XXIII nella Pacem in terris aveva evidenziato il deterioramento globale dell’ambiente e il beato Paolo VI nella Lettera Apostolica Octogesima adveniens mise in guardia dalle crescenti problematiche relative all’ecologia. Benedetto XVI poi, nella Caritas in veritate, ha ammonito: “Il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana” (6), mettendo davanti agli occhi dell’umanità le ferite della natura provocate da misconoscimento di Dio e da miopia: “Lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo più alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessi” (6).
Anche voci fuori dalla Chiesa cattolica, come quella di scienziati carichi di senso di responsabilità e quella del patriarca Bartolomeo, confermano serie e motivate preoccupazioni per lo stato di infermità grave dell’ecologia. Il patriarca Bartolomeo, dopo aver definito peccato ogni aggressione alla natura, non teme di affermare che “un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio” (8). E ha invitato ad un cambio di mentalità, proponendoci di “passar dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere, […] di passare da ciò che io voglio a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. È liberazione dalla paura, dall’avidità e dalla dipendenza” (9).
Ma “l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale è Francesco. […] In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore” (10). Non va sorvolata una ulteriore osservazione, fra le altre, fatta dall’enciclica nei riguardi di Francesco: “La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio” (11). Sorprende non poco il suo ordine di lasciare una parte dell’orto non coltivata perché vi crescessero le erbe selvatiche da ammirare al punto da elevare, grazie a loro, il pensiero a Dio Creatore (12).
Fatte queste premesse, esemplificative di vari atteggiamenti nei confronti della natura, papa Francesco lancia il suo appello: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare” (13). Del resto sono gli stessi giovani che si fanno interpreti della necessità di cambiare mentalità nei riguardi della natura: “I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi” (13).
Concludendo la sua introduzione, papa Francesco lumeggia gli “assi portanti” della sua enciclica, sui quali svilupperà le sue osservazioni e le sue indicazioni sapienziali: “L’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita” (16).

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