Condiscepoli di Agostino
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I miracoli di Dio dimenticati

Siamo arrivati all’ottavo trattato di Agostino sul Vangelo di Giovanni. Inizia il commento del secondo capitolo: “Furono fatte le nozze a Cana di Galilea”...

Parole chiave: Sant'Agostino (181), Aforismi (52), Mons. Giuseppe Zenti (318), Vescovo emerito di Verona (27)
I miracoli di Dio  dimenticati

Siamo arrivati all’ottavo trattato di Agostino sul Vangelo di Giovanni. Inizia il commento del secondo capitolo: “Furono fatte le nozze a Cana di Galilea”.
Che c’è da meravigliarsi, chiede all’assemblea, se Cristo ha trasformato l’acqua in vino? In effetti, “è lo stesso Colui che fece il vino in quel giorno nelle nozze, in sei idrie, e che ogni anno lo fa nelle viti. Come ciò che i servi hanno messo nelle idrie fu mutato in vino per opera del Signore, così anche ciò che le nubi versano si trasforma in vino per opera dello stesso Signore”.
E allora, come mai siamo così miopi da non riconoscere un miracolo abituale, immenso, mentre abbiamo bisogno di qualche cosa di straordinario?
Concretamente, “ciò che avviene ogni anno, con l’assiduità ha perso il senso dell’ammirazione. Se si considerasse la forza di un solo grano di qualunque seme, è una cosa davvero grande. Ma poiché gli uomini, intenti ad altro, persero la considerazione delle opere ordinarie di Dio, in cui dare lode ogni giorno al Creatore, è come se Dio si fosse riservate certe cose inusitate che facessero in modo da svegliare, per così dire, gli uomini che dormivano, al fine di venerarlo con maggiore meraviglia”.
Del resto, precisa Agostino, quanti ogni giorno nascono! E chiede ai fedeli se è maggior miracolo il fatto di far nascere ogni giorno chi non c’era o il risuscitare un morto? E il miracolo dell’intera Creazione! E il miracolo della creazione dell’anima di ogni persona umana!
Quell’anima umana “alla quale Dio ha conferito l’intelletto mediante il quale conoscere il suo Creatore, di discernere il bene e il male, il giusto e l’ingiusto”. L’anima! Che miracolo! È la forza vitale della carne umana, che il Verbo di Dio, facendosi Uomo, ha assunto come uno sposo la sua sposa: “Il Verbo è lo sposo e la carne umana è la sua sposa” (Verbum sponsus et sponsa caro humana”).
Quale arditezza! Prosegue: “Ed entrambi sono l’unico Figlio di Dio e il medesimo Figlio dell’uomo”. Ma dove sono avvenute le nozze tra Dio, nella persona del Figlio, e la carne umana? Splendida la risposta: “L’utero della Vergine è il suo talamo, dove è stato fatto il capo della Chiesa: di lì ha avanzato come sposo dal suo talamo”. Da quel talamo è venuto nel mondo il Figlio di Dio fatto uomo. Dio in tutto. Uomo in tutto. In quanto Dio aveva solo il Padre e non una madre. In quanto uomo ha avuto una Madre e non un padre. Maria era madre della carne di Gesù, non della sua divinità. Di conseguenza, il miracolo operato da Gesù alle nozze di Cana non fu operato dalla sua infermità, cioè dalla forza della carne, ma dalla potenza della sua divinità!
† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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