Condiscepoli di Agostino
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Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio

Agostino non teme mai di essere audace nelle sue espressioni. Ci sorprendono. E, quasi quasi, ci lasciano stupiti e persino perplessi...

Parole chiave: Aforismi (48), Sant'Agostino (177)

Agostino non teme mai di essere audace nelle sue espressioni. Ci sorprendono. E, quasi quasi, ci lasciano stupiti e persino perplessi. Consideriamo, ad esempio, uno dei tanti aforismi che riguardano il Natale: “Dio si è fatto uomo, perché l’uomo diventasse Dio”. Due espressioni, una più sconvolgente dell’altra. Mai nessuno aveva pensato possibile che Dio, nella sua trascendenza, potesse svuotarsi delle sue prerogative divine di assolutezza, immutabilità, eternità per entrare dentro il tempo e la finitezza propri dell’essere umano. tutt’al più, gli antichi pensavano che alcune divinità prendessero le apparenze umane, ma era per loro impensabile che una divinità si immergesse in un essere umano singolo al punto da fare un tutt’uno con lui. Il mistero dell’Incarnazione supera infinitamente anche questa ipotesi. In effetti, nel farsi uomo, il Figlio di Dio ha assunto in sé tutta l’umanità, cioè la natura umana al completo e ogni singola persona di tutti i tempi. Un fatto questo che ha dell’incredibile e che noi crediamo solo per fede. Dunque, Dio, nella persona del Figlio si è fatto uomo, proprio come tutti gli uomini che sono sue creature! Un atto di assoluta accondiscendenza: un Dio non lontano, tra gli astri, intento ai propri affari, ma il Dio creatore che ama vivere in mezzo alle sue creature!
Il secondo dato sconvolgente: dal Figlio di Dio che si è abbassato, sprofondato negli abissi della miseria umana, all’uomo elevato dagli abissi della miseria umana alle altezze vertiginose della divinità! Lo scopo, infatti, dell’Incarnazione del Figlio di Dio non si è esaurito in una sua visita benevola, ma in ben altro. Il Verbo di Dio, cioè il Figlio di Dio, si è fatto uomo per salvare l’uomo dalla prigionia di satana, dal vincolo del sistema del peccato e, di conseguenza, per dargli la possibilità di vivere da figlio nel Figlio, facendolo partecipe della sua divinità. Questo pensiero, caro all’apostolo Pietro e all’apostolo Paolo, è tradotto in modo audace da Agostino con “perché l’uomo diventasse Dio!”, cioè perché rientrasse a far parte della vita di Dio, mistero di amore trinitario, secondo il suo progetto sull’uomo.
Questo è il Natale cristiano, lontano anni luce dal Natale consumistico. Questo genere di Natale fa cambiare la vita. Assolutamente in meglio.

† Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona

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