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Tra colpa, giustizia, riscatto e redenzione

Tre manifesti e Ebbing, Missouri
(Usa / Gran Bretagna, 2017)
Regia: Martin McDonagh
Con: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, John Hawkes, Abbie Cornish
Durata: 115’
Valutazione Cnvf: Complesso/problematico/dibattiti

Parole chiave: Tre manifesti e Ebbing (1), Missouri (1), Sul grande schermo (17), Cinema (60)
Tra colpa, giustizia, riscatto e redenzione

Mildred Hayes è una donna segnata dagli anni, dalle fatiche, dal dolore. Divorziata dal marito, vive con il giovane figlio Robbie. C’era anche una sorella maggiore, Angela, che è morta tragicamente, uccisa dopo esser stata violentata.
Ma l’assassino non si è mai trovato e Mildred, che pensa ad un negligente operato della polizia locale, comandata dallo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson), ha l’idea di affittare per un anno tre grandi cartelloni pubblicitari che stanno lungo una via di campagna pochissimo frequentata, facendoci scrivere sopra frasi di protesta e di accusa nei confronti di una legge che non ha reso giustizia.
La decisione produrrà polemiche, attriti, conflitti anche aperti nella piccola comunità di Ebbing, complicando non poco la vita di chiunque sia implicato nella vicenda.
Non è certamente innocente lo sceriffo Willoughby, che ha evidentemente gestito la sua stazione di polizia con metodi a dir poco spicci e con qualcosa di più serio e radicato di una semplice sottovalutazione di atteggiamenti in tutta evidenza di grande razzismo.
Non è innocente il suo agente Jason Dixon (Sam Rockwell), famoso per non essere proprio un genio di arguzia e di prontezza d’intelligenza e per esser fiero, come dice lui stesso, di «aver picchiato una persona di colore, non un negro».
Non è innocente la stessa Mildred, che non esiterà a perforare con il suo stesso trapano professionale il grasso dentista che ha osato presentare un esposto contro i suoi manifesti e che arriverà, anche se non intenzionalmente, a ferire l’agente Dixon.
E non sono innocenti nemmeno il malinconico nano James (Peter Dinklage), innamorato di Mildred, che la aiuta a mentire alla polizia; o il primo marito che convive con una diciannovenne solo in apparenza svampita; o i compagni di classe del figlio che le lanciano sulla macchina lattine di bibita e nascondono la mano.
Tre manifesti è un film scritto benissimo, sia nella sceneggiatura che nei dialoghi. La lettera lasciata alla moglie dallo sceriffo Willoughby, uomo stanco e malato allo stadio terminale, ma innamoratissimo della vita e della famiglia, è uno dei più lancinanti e commoventi testamenti che ci sia mai capitato di sentire.
Siamo di fronte ad una gran ricognizione, ambientata in terra d’America, che ci accompagna in un microcosmo che è specchio di temi universali. La colpa. La giustizia. Il perdono. Il riscatto. La redenzione, forse.

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