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Nanni Moretti e un film riuscito a metà

Mia madre
(Italia, 2015)
regia: Nanni Moretti
con: Margherita Buy, Nanni Moretti, Giulia Lazzarini, John Turturro
durata: 106 min.
Giudizio Cnvf: consigliabile/problematico/dibattiti

Parole chiave: Nanni Moretti (2), Mia madre (1)
Nanni Moretti e un film riuscito a metà

La buona notizia è che al prossimo festival di Cannes l’Italia sarà rappresentata in concorso dai film di tre registi importanti, per non dire importantissimi: Paolo Sorrentino con La giovinezza, Matteo Garrone con Il racconto dei racconti, Nanni Moretti con Mia madre.
Vedremo nelle prossime settimane le opere di Sorrentino e Garrone. Il primo a uscire nelle sale è Nanni Moretti, con un’opera che, allo stesso tempo, conferma le costanti del suo stile e presenta qualche novità, non sempre positiva.
Margherita (Margherita Buy) e Giovanni (Nanni Moretti) sono due fratelli che assistono l’anziana madre Ada (Giulia Lazzarini), ricoverata in ospedale per seri problemi ai polmoni e al cuore. Giovanni è un ingegnere scapolo, che si è messo in aspettativa da un lavoro che probabilmente abbandonerà del tutto. Margherita è una regista affermata, che sta girando il suo nuovo film, raccontando la vicenda di una fabbrica occupata e del confronto e a volte dello scontro degli operai e delle operaie con l’imprenditore americano che l’ha rilevata (John Turturro). Quando si ha a che fare con un film di Nanni Moretti la dimensione autobiografica è praticamente scontata. Nella vita reale il regista romano ha un fratello (autorevole docente universitario) e, da non molto tempo, è mancata la madre, che era insegnante di greco e latino come il personaggio del film. Anche qui, come in Sogni d’oro o ne Il caimano, c’è un set cinematografico in allestimento e in attività. A differenza di film precedenti, invece, Moretti mette il se stesso attore in una parte rilevante ma non principale, affidando soprattutto alla bravissima Margherita Buy il compito di reggere una vicenda dolorosa e coinvolgente. Compito eseguito alla perfezione, così come anche il resto del cast, a partire da due giganti come Giulia Lazzarini e John Turturro, è all’altezza dell’impegno richiesto. Gli scricchiolii maggiori si avvertono in una sceneggiatura (alla quale oltre al regista hanno lavorato Francesco Piccolo e Valia Santella) che a volte ripete stancamente il cliché della regista in crisi, a volte si perde in dimensioni oniriche un po’ scontate (e ambedue le situazioni sarebbero francamente state già viste un po’ troppe volte, dai tempi del felliniano 8 ½ in poi). Maggiormente credibile nei confronti tra figlia e madre e tra figlia che è anche madre di una figlia adolescente, il film si indebolisce quando non riesce ad approfondire, come sarebbe stato opportuno, i rapporti della protagonista col resto del mondo. Così l’immagine finale dello smarrimento accorato di Margherita dopo la morte della madre è sia la giusta conclusione di una vicenda umana, sia la sospensione di un film non del tutto compiuto.

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