Cinema
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La scuola più bella del mondo

(Italia, 2014)

regia: Luca Miniero

con: Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro, Miriam Leone, Lello Arena

durata: 98’

Parole chiave: Cristian De Sica (1), Rocco Papaleo (2), Cinema (101)
La scuola più bella del mondo

Un filmetto di luoghi comuni sul Sud

Sembra incredibile, ma ancora oggi, dopo che nel cinema italiano che si è occupato di scuola si sono prodotti capolavori come il Diario di un maestro di Vittorio De Seta e buoni film come Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni, permane la tentazione di trattare il tema giocando sul registro della becera parodia e dei più triti luoghi comuni. È il caso di questo filmettino di Luca Miniero, che dopo aver trovato quasi un filone d’oro con Benvenuti al Sud (versione italiana di un originale francese, peraltro), e poi con Benvenuti al Nord, non si stacca dal genere che gli ha dato fama e soldi e ripropone in salsa didattica il cosiddetto scontro fra Settentrione e Meridione. In questo caso il Nord è spostato verso il centro, perché siamo in Val d’Orcia, in Toscana, dove dirige un istituto scolastico il preside Filippo Brogi (Christian De Sica), che per affermarsi nella competizione di una locale Festa dei giovani decide di mettere in atto il progetto di ospitalità di una scolaresca africana. Commette però la grave imprudenza di affidare la registrazione telematica del progetto ad un collaboratore maldestro, che invece di invitare una classe di Accra, in Ghana, destina la missiva elettronica alla più vicina Acerra, in Campania, dove il dirigente è Lello Arena e l’insegnante destinato ad accompagnare i ragazzi, Gerardo Gregale, è Rocco Papaleo. Conseguono all’incidente una serie di equivoci, che in gergo più propriamente calcistico si direbbero “telefonati”, tutti improntati ad un umorismo che si vorrebbe fine e che, invece, quasi sempre scade nel greve e nello scontato. Avere come spunto narrativo, nel 2014, il concetto che “Africa” e “Sud” siano sinonimi di arretratezza e inciviltà sarebbe già di per sé sufficiente a relegare il film di Miniero nel sempre troppo ampio magazzino delle cose che val la pena dimenticare. Anche bravi attori come Papaleo (che come regista aveva raccontato con Basilicata Coast to Coast un Meridione molto più credibile e ricco di umanità) o Angela Finocchiaro naufragano in un pastrocchio che tenta ogni tanto di risollevarsi ma non ci riesce mai. Non è tanto il tono di commedia che infastidisce, perché ridendo con intelligenza si potrebbero castigare i malcostumi, quanto proprio il fatto di averci provato fallendo miseramente l’obiettivo.

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