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Fa cilecca il Pinocchio di Matteo Garrone

Pinocchio
(Italia, 2019)
Regia: Matteo Garrone
Con: Federico Ielapi, Roberto Benigni, Massimo Ceccherini, Rocco Papaleo, Gigi Proietti
Durata: 125 minuti
Valutazione Cnvf: consigliabile/poetico/dibattiti

Parole chiave: Pinocchio (1), Cinema (88), Film (81), Matteo Garrone (1)
Fa cilecca il Pinocchio di Matteo Garrone

Se c’è una Fata Turchina per i registi, stavolta devono aver trovato chiuso.
Al suo secondo viaggio nella tradizione favolistica italiana – dopo l’ottimo Il racconto dei racconti (2015) – Matteo Garrone fa purtroppo cilecca.
Misurarsi con Pinocchio non è mai facile. Innumerevoli e mai esaurite le versioni cinematografiche (ne è annunciata un’altra per la regìa di Guillermo Del Toro). Famosi in tutto il mondo il libro e le vicende narrate. Un precedente italiano, quello diretto per la tv da Luigi Comencini nel 1972, che ha lasciato un segno pressoché indelebile.
L’operazione era quindi rischiosissima e, a bilancio dopo la visione, non certo riuscita. Garrone in apparenza riprende là dove si era finito, assegnando l’interpretazione (molto riuscita) di Geppetto allo stesso Roberto Benigni che col suo Pinocchio del 2002 aveva segnato sia il film più costoso (45 milioni di euro) della storia del cinema italiano, sia un’operazione discutibilissima di una storia di bambini interpretata da adulti. Ma la parentela si ferma qui. La versione di Garrone è del tutto rurale, in alcuni momenti quasi documentaristica, con un racconto che scende pian piano verso sud, iniziando in piena toscanità in location scelte nei dintorni di Siena e spostandosi man mano che procede il racconto verso la Puglia. Così come nelle scelte degli interpreti, che nella prima parte sono direttamente toscani o comunque di parlata fiorentina (come il Mangiafuoco di Gigi Proietti) e poi diventano quasi esclusivamente napoletani.
Questo Pinocchio ha dei punti di forza innegabili: primo fra tutti, a parer nostro, la miglior coppia di Gatto & Volpe mai vista da molto tempo, grazie al lavoro di recitazione di un sorprendente Massimo Ceccherini (Volpe) e di Rocco Papaleo (Gatto).
C’è uno straordinario lavoro di trucco, realizzato da un grande maestro come Mark Coulier, che ha al suo attivo film come quasi tutta la saga degli Harry Potter o Grand Budapest Hotel.
Coltissimo dal punto di vista iconografico, il Pinocchio di Garrone fa riferimento ai primissimi illustratori dell’opera di Collodi, a partire da Enrico Mazzanti, privilegiando lo zoomorfismo e disseminando la vicenda di esseri umani con aspetto di cani, gatti, scimmie, pesci, uccelli e così via.
La parte più debole sono le musiche, davvero troppo invadenti e poco originali, di Dario Marianelli. Il momento migliore è quello della scuola, con un maestro  (Enzo Vetrano) davvero pedagogico nel suo essere tutto ciò che non bisogna fare per insegnare e un omaggio evidente e azzeccato a Zero in condotta di Jean Vigo.
Ma il bilancio generale è di un’opera che non aggiunge nulla di nuovo e che non risulterà indimenticabile.

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