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Fantascienza di buona qualità ma con qualche punto debole

The Creator
(Stati Uniti, 2023)
Regia: Gareth Edwards
Con: John David Washington, Gemma Chan, Sturgill Simpson, Madaleine Yuna Voyles
Durata: 133 minuti

Parole chiave: The Creator (1), Film (98), Cinema (97)
Fantascienza di buona qualità ma con qualche punto debole

Con gran clamore è arrivato nelle sale l’ultimo lavoro del regista inglese Gareth Edwards. Clamore dettato principalmente da quello che viene considerato un tema di rilievo dei giorni nostri: la temutissima Intelligenza Artificiale.

Ambientato nel 2065, c’è guerra aperta tra IA e umani: le prime, infatti, hanno sganciato una bomba atomica su Los Angeles dichiarando aperta la guerra con i secondi. Dopo anni di conflitto e ricerche, gli americani pensano di aver trovato il nascondiglio di Nirmata, l’architetto considerato il creatore dell’algoritmo che ha reso i robot capaci di autonomia. Joshua (John David Washington) è un agente delle forze speciali: si è ritirato dall’esercito dopo una battaglia in cui, per un errore umano, ha visto morire la moglie incinta. Viene richiamato alle armi con il compito di trovare ed eliminare proprio il creatore dell’intelligenza artificiale e l’arma più potente da lui creata. La cosa sembra semplice, ben presto però diventa un problema: l’arma in questione, infatti, è una bambina robot cui dà il nome di Alfie. Nel complesso, il film lascia sicuramente soddisfatti gli spettatori, è molto godibile e ben curato per quel che riguarda la fotografia e gli elementi caratteristici del genere fantascientifico (non si può non ricordare che il regista ha realizzato l’ottimo Rogue One: a Star Wars story). Allo stesso tempo, all’uscita dalla sala, si resta un po’ straniti: la prima impressione, infatti, sembra quella di aver visto un film sulla guerra del Vietnam, dove al posto degli abitanti del Sud-est asiatico ci sono dei robot (che, comunque, hanno gli stessi lineamenti fisici): una sorta di Apocalypse Now in salsa fantascientifica. Numerosissime, però, sono anche le citazioni indirette di pellicole considerate cult in questo ambito: Blade Runner, AI, Terminator, Metropolis, Ex Machina, e si potrebbe continuare con la lista ancora a lungo.

La sceneggiatura, probabilmente, è il tasto un po’ più dolente. Da una parte presenta alcuni buchi: per esempio non è dato sapere perché alcuni robot abbiano sembianze umane e altri invece no, così come non si comprende perché in alcune situazioni le macchine possano uccidere in altre invece no (una sorta di omaggio ad Asimov e alle sue leggi della robotica).

D’altra parte, però, non ha paura di porre anche interrogativi etici: dalla questione se agli androidi senzienti si possa attribuire la dignità di persona (una delle frasi che più ritorna è “Non sono persone, sono programmazione”), alla domanda posta da Alfie se le IA vanno in paradiso.

Pur non essendo un film particolarmente originale, volentieri se ne apprezza l’elevata qualità.

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