Una giornata particolare
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Ancor più che vegetariani, vegani: anche per loro c’è il giorno giusto

Un amico prete di Macerata ogni tanto mi ricorda che se un giorno – malauguratamente, per lui e per tutti – lo facessero vescovo, lui sceglierebbe come motto episcopale Surge occide et manduca. Sono le parole con cui il Signore, nel capitolo 11 degli Atti degli apostoli, invita Pietro a prendere vigore e coraggio per uccidere e mangiare tutte le bestie presenti sulla grande tovaglia che scende dal cielo.

Ancor più che vegetariani, vegani: anche per loro c’è il giorno giusto

Un amico prete di Macerata ogni tanto mi ricorda che se un giorno – malauguratamente, per lui e per tutti – lo facessero vescovo, lui sceglierebbe come motto episcopale Surge occide et manduca. Sono le parole con cui il Signore, nel capitolo 11 degli Atti degli apostoli, invita Pietro a prendere vigore e coraggio per uccidere e mangiare tutte le bestie presenti sulla grande tovaglia che scende dal cielo. A partire da questa visione e da queste parole, la Chiesa dichiara superate le regole di impurità alimentari e apre a un nuovo modo di rapportarsi con il cibo, anche di origine animale. Prudentemente non ho chiesto a questo amico cosa ne pensa del fatto che ormai in molti calendari e agende, sotto la data del 1˚ novembre non vi è più scritto Festa di tutti i santi, ma Giornata mondiale vegan. Sicuramente griderebbero allo scandalo alcuni che si dichiarano cattolici ortodossi e affermano che nessun vero cristiano può seguire le linee vegane. Su posizioni diametralmente opposte, alcuni sostengono che Gesù stesso fosse vegetariano e, infatti, per sfamare la folla ha moltiplicato pani e “pianta pesce”, un cibo molto popolare all’epoca, fatto con alghe polverizzate ed impastate come pagnotte. Nel mezzo, alcune ricerche storiche dicono che vari santi, come Francesco da Paola, seguissero una dieta di tipo vegano, mentre le riflessioni teologiche sottolineano che il tema va inquadrato dentro la coscienza ecologica e l’orizzonte escatologico. Al di là di tutti gli eccessi di parte, rimane valida la data del primo novembre. Era un mercoledì nel 1944, quando l’attivista inglese Donald Watson (1910-2005) fondò la Vegan society. Vegetariano sin dal 1924, obiettore di coscienza durante la Seconda Guerra mondiale, insieme alla signora Elsie Shrigley (1899-1978) e altri 4 vegetariani “non consumatori di latticini” costruirono questo nuovo gruppo contro la storica società vegetariana, rea di consentire l’uso di latticini e, quindi, più o meno direttamente, di favorire lo sfruttamento delle mucche, oltre che l’uccisione di molti vitelli. Non a caso il termine è una contrazione di vegetarian. In questi circa 80 anni, tante persone di diversa età, cultura ed estrazione sociale – tra cui anche campioni sportivi e persone dello spettacolo – hanno adottano lo stile vegano, spinte da svariate motivazioni: salute personale, contrarietà allo sfruttamento animale, preoccupazione per l’impatto ambientale dato dall’allevamento. L’importante, spiegano i promotori, è che non venga scambiata per quello che non è: non va vissuta come una religione perché si tratta di piani diversi, non può essere ridotta a una dieta che insegue finalità estetiche, non ci si avvicina perché fa moda. Si tratta, in fondo, della risposta (parziale) di alcuni a questioni che interpellano tutti come il rispetto del creato e, più in generale, lo stile con cui si sta al mondo. E quando sentiamo montare la polemica, si può ridere guardando Maurizio Crozza con il suo Germidi Soia, chef del Satùt de Cartòn.

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