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Mentana non centra il bersaglio

L’emittente La7 dedica da sempre nel suo palinsesto molti spazi di programmazione all’attualità politica. Il venerdì sera, a degna conclusione della settimana, con Bersaglio mobile scende in campo lo stesso Enrico Mentana, direttore della testata giornalistica di rete, a tirare le fila di ore e ore di dibattiti e talk show...

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Mentana non centra il bersaglio

L’emittente La7 dedica da sempre nel suo palinsesto molti spazi di programmazione all’attualità politica. Il venerdì sera, a degna conclusione della settimana, con Bersaglio mobile scende in campo lo stesso Enrico Mentana, direttore della testata giornalistica di rete, a tirare le fila di ore e ore di dibattiti e talk show. Dopo che Maurizio Crozza, sempre la stessa sera, riassume in satira le vicende più importanti accadute negli ultimi giorni, tocca al giornalista tentare, attraverso un suo originale punto di vista, di dire a che punto siano le questioni più scottanti.
Per questo, come indica il titolo, di puntata in puntata, è diverso l’obiettivo verso il quale concentrare l’attenzione. Con il necessario contorno di servizi in esterna, anche in questo ennesimo salotto televisivo continuano le analisi, i commenti dei solti volti noti del circo mediatico politico. I professionisti dell’attività pubblica accanto ai giornalisti invitati, per fare colpo, cercano naturalmente di spararla più grossa degli altri e così tentare di avere la ragione dalla propria parte. In studio vi è uno sparuto gruppo di giovani appollaiati tutti in prima fila su scomodi sgabelli, davanti a un inquietante fondale rosso, che osservano stupiti, quasi annoiati, lo snodarsi del confronto tra gli ospiti.
Le domande del conduttore non brillano per originalità e nel tentativo di approfondire le questioni, vi è il pericolo di perdersi in questioni secondarie, costruire ipotesi fantasiose che si staccano troppo dallo spessore reale dei problemi. Questa marea di talk show politici assomiglia alla versione posticipata e almeno esternamente più intellettuale delle trasmissioni pomeridiane che si occupano invece di cronaca, rimestando i soliti fatti aggiungendo ogni volta un elemento nuovo che più che di sostanza è, invece, puramente coreografico.
 Il pubblico di seconda serata, con una media che oscilla dal 3 al 5% di share, indica che sono rimasti pochi gli irriducibili appassionati di politica alla vigilia del week-end e che anche il palinsesto potrebbe cercare altre strade per assicurarsi un minimo onorevole di seguaci. Se il bersaglio dei telespettatori verso cui lanciare la freccia dei propri programmi è mobile, è conveniente seguire dove questo si sposta, perché la traiettoria per fare centro sia esatta. Mentana da buon giornalista dovrebbe fiutare che, per l’italiano medio, la politica puzza di marcio e che diffonderne l’olezzo sgradevole per troppe ore del giorno è controproducente. Una corretta posologia di somministrazione può essere, invece, un toccasana per l’audience di rete.

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