Pentagrammi
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La musica è viva anche se non dal vivo

Concerti annullati, recite d’opera saltate: l’epifenomeno del contagio si può calcolare anche dal punto di vista della cultura musicale. E si verifica in una fase storica in cui la fruizione della musica e la sua economia – diversamente da quanto accadeva dagli anni ’60 ai ’90 – passa assai più dallo spettacolo dal vivo di quanto non si appoggi all’incisione discografica: cosa che vale sia per la musica colta che per quella popolare...

Parole chiave: Pentagrammi (30), Mario Tedeschi Turco (14), Musica (16), Concerti (5), Coronavirus (90)

Concerti annullati, recite d’opera saltate: l’epifenomeno del contagio si può calcolare anche dal punto di vista della cultura musicale. E si verifica in una fase storica in cui la fruizione della musica e la sua economia – diversamente da quanto accadeva dagli anni ’60 ai ’90 – passa assai più dallo spettacolo dal vivo di quanto non si appoggi all’incisione discografica: cosa che vale sia per la musica colta che per quella popolare.
È diventato un luogo comune, tra gli appassionati, l’affermare che la vera esperienza musicale è solo dal vivo: uno sguardo rapido ai dati relativi agli incassi del resto lo conferma, laddove i cd non vendono quasi più, mentre aumenta, e di molto, la spesa per gli “eventi” nei teatri e nelle sale da concerto. Di per sé, affermare il primato del live sulla registrazione e l’ascolto domestico dovrebbe essere di rilievo pari alla scoperta dell’acqua calda: la qualità del suono, la dimensione collettiva della circostanza, la consuetudine storica, la naturalezza e il pathos dell’esecuzione sono tutti aspetti che dal vivo, e solo dal vivo, assumono il rilievo che l’esperienza musicale possiede per sua stessa natura intrinseca. Di più: è solo nell’esperienza del concerto o della recita che alla musica, in quanto arte del Tempo, in quanto messa in forma dell’esperienza psichica dell’uomo nel tempo, accade ciò che nel tempo è destinato ad accadere: svanire e persistere solo in quanto ricordo. Esiste dunque una poesia del concerto che è indissolubilmente legata alla qualità più intima del fatto sonoro, e che con imperiale malinconia ci rammenta che “quanto piace al mondo è breve sogno”, per dirla con Petrarca.
Eppure, in queste settimane di astinenza forzata dai concerti, sempre più si è affacciata anche un’altra idea: in una storia della musica dell’ultimo secolo, esiste qualcosa di più importante che l’uomo abbia fatto se non creare le circostanze di un ascolto musicale privato, intimo, sempre più perfezionato dal punto di vista tecnico, il quale fosse in grado di mantenere la traccia in eterno delle composizioni, degli interpreti, degli stili esecutivi? E ancora di più: ma sarà proprio vero che la musica ha maggiore qualità sonora dal vivo? Dipende da sala e da posto assegnato. È proprio vero che la dimensione dell’ascolto collettivo è migliore? Per disposizione emotiva forse sì, ma non per possibilità di concentrazione: e per i dettagli del contrappunto, o per le sfumature timbriche di un pianoforte solo, certo di concentrazione assorta ce ne vuole parecchia. Sulla consuetudine storica si può sorvolare: di consuetudine si tratta, non di norma, e le consuetudini cambiano. La naturalezza e il pathos dell’interprete invece sono determinati dal contesto, indubbiamente: ma anche in negativo, e comunque esistono le incisioni dal vivo. Insomma, l’unico vero discrimine di qualità, tra concerto e disco, consiste esattamente nella “poetica dello svanire” sopra accennata, che con la registrazione replicabile all’infinito va perduta. Ma è forse un male? Non corrisponde forse questa meravigliosa possibilità regalataci dalla tecnica al ribellarci al morire della luce, per riprendere la lirica di Dylan Thomas? O si tratta, al contrario, della nostra perversa insensatezza di restare, di non andarsene, come direbbe invece il sommo romanziere americano Philip Roth?
Queste e altre fantasie solitarie hanno preso chi scrive in una serata a casa, un po’ triste senza il concerto previsto; sereno tuttavia grazie a Mozart, che ascoltava dal suo impianto ad alta fedeltà.

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