Papa Francesco
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Degrado sociale e naturale facce della stessa medaglia

Il Papa fa un accorato appello a tutti gli uomini di buona volontà perché uniscano i loro talenti per il domani delle future generazioni

Parole chiave: Papa Francesco (58), Laudato si' (21), Magri (1)

L’enciclica di papa Francesco dal titolo Laudato si’, evocativo del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, deve essere innanzitutto meditata come magistrale richiamo ad una spiritualità radicata nella contemplazione di tutto il creato, nel quale sussiste non nella casualità ma per volontà stessa di Dio creatore.

Pregare per il creato
Ed è proprio partendo dalle due preghiere con cui si conclude questa “prolungata riflessione, gioiosa e drammatica insieme”, che si può tentare di riassumere l’enciclica, con tutti i limiti che qualunque sintesi comporta. Una preghiera per la nostra terra, per chiedere: “O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare gli abbandonati e i dimenticati di questa terra che tanto valgono ai tuoi occhi. Risana la nostra vita, affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo, affinché seminiamo bellezza e non inquinamento e distruzione”. Ed un’altra preghiera cristiana con il creato, con la quale i credenti nel “Signore Dio, Uno e Trino”, lo invocano: “Illumina i padroni del potere e del denaro perché non cadano nel peccato dell’indifferenza, amino il bene comune, promuovano i deboli, e abbiano cura di questo mondo che abitiamo”.

Semplicità di parole e chiarezza di valori
Non si tratta, perciò, come qualcuno ha cercato di insinuare – magari per difendere interessi di parte – forse ancor prima di aver letto con la dovuta attenzione questa enciclica, di una semplice raccolta di luoghi comuni con i quali il composito movimento ecologista presente nella società civile del mondo globalizzato conduce le proprie campagne a favore di un maggior rispetto della casa comune, che è la nostra terra. Laudato si’ è, piuttosto, un accorato appello a tutti gli uomini di buona volontà, perché uniscano i loro talenti del sapere tecnologico, economico, filosofico e spirituale, per acquistare alle future generazioni un futuro possibile, migliore, più bello. Più umano di quello attuale. Alcune affermazioni, nella consueta semplicità di espressione alla quale questo Papa ci ha piacevolmente abituati, sono assolutamente dirompenti in un mondo governato dalla logica del “profitto economico, rapido e facile” per il quale vengono devastati gli ecosistemi, “ma il costo dei danni provocati dall’incuria egoistica è di gran lunga più elevato del beneficio economico che si può ottenere”. È quindi tempo di “porre fine al mito moderno del progresso materiale illimitato”.

L’umanità è parte del creato
In questa enciclica è messo in evidenza quanto siano prossime le relazioni umane con quelle dell’uomo con la natura. “L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”. Certo, chi si aspettava un manifesto ecologista, magari con qualche nota pauperistica di romantico filantropismo, potrebbe rimanere deluso davanti a tanta schiettezza, capace di denunciare le incoerenze anche degli ecologisti più intransigenti. “È evidente l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito”. Una sincera sensibilità a tutela del bene comune, partendo dalla difesa del creato, deve manifestarsi in una revisione critica degli stili di vita, di produzione e di consumo che alimentano i “vizi autodistruttivi”. Così Francesco invita a coltivare le “virtù ecologiche” perché “tutta la natura, oltre a manifestare Dio, è luogo della sua presenza”.

I mali di un certo modello di sviluppo
La corruzione negli apparati di potere, le speculazioni finanziarie sui mercati globali, l’inquinamento irresponsabile a fini di profitto immediato, la perdita di coesione sociale dovuta all’esasperato individualismo che nega i valori della solidarietà e della sussidiarietà, sono tra i mali che maggiormente mettono a rischio lo sviluppo umano e integrale sulla nostra comune terra. Chi di noi avrà il coraggio di raccontare ai propri nipoti che il loro mondo è diventato invivibile a causa della nostra avidità consumistica?

La missione difende il creato
Davvero, allora, è necessario passare dalla semplice rinuncia, limitando semplicemente i nostri consumi e la smania compulsiva del possesso di beni materiali, alla logica del dono, per dovere di giustizia anzitutto verso i poveri, gli esclusi dal banchetto degli ingordi. L’enciclica Laudato si’ è anche un incoraggiamento per i tanti missionari che dedicano la loro vita all’annuncio della Buona Novella attraverso la denuncia del degrado della natura e dello sfruttamento irrazionale delle risorse, sostenendo una lotta pacifica a fianco dei popoli che maggiormente subiscono le conseguenze dell’iniqua distribuzione delle ricchezze che la terra gratuitamente offre a tutti.

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Una lettura “missionaria” dell’enciclica Laudato si’
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