La scuola siamo noi
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La formazione professionale è lo strumento migliore per combattere la dispersione scolastica

Scuole professionali: l’attenzione alla persona che passa attraverso la formazione professionale finalizzata all’inserimento lavorativo; l’attenzione alle realtà produttive del territorio; la crescita umana e cristiana come completamento della formazione.

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La formazione professionale è lo strumento migliore per combattere la dispersione scolastica

Dagli inizi dell’Ottocento ad oggi, il rapporto tra istruzione, lavoro, sviluppo economico e la ricerca di un giusto equilibrio tra teoria e applicazione sono i temi che accompagnano le scuole della formazione professionale. Le prime esperienze di addestramento professionale, finalizzato all’inserimento lavorativo dei giovani, si collocano in quel variegato scenario dell’Ottocento italiano, periodo in cui le realtà locali molto diverse tra loro, incardinate in specifici contesti socioeconomici, sono animate da personalità, laiche e religiose, in grado di promuovere (spesso in maniera efficace e originale) l’istruzione tecnico-professionale (La formazione professionale tra filantropia e istituzioni, di Elena Canadelli - Tecnica 2013).
Queste poche righe delineano già alcuni elementi-chiave che connoteranno sempre l’azione delle scuole professionali: l’attenzione alla persona che passa attraverso la formazione professionale finalizzata all’inserimento lavorativo; l’attenzione alle realtà produttive del territorio; la crescita umana e cristiana come completamento della formazione.
Come ben evidenzia nei suoi numerosi interventi e lavori il prof. Dario Nicoli, docente all’Università degli Studi di Brescia, l’evoluzione del sistema formativo-scolastico porta la formazione professionale ad entrare a pieno titolo nell’ambito del sistema educativo di istruzione e formazione; ma ciò non avviene tramite un processo di assimilazione all’istruzione scolastica, bensì con un approccio metodologico peculiare che presuppone il pieno coinvolgimento della comunità nel compito educativo e formativo, e il superamento dei curricoli formali per optare decisamente per una pedagogia del reale.
Risponde alla necessità di entrare nel mondo del lavoro attraverso un percorso che stimola l’intelligenza pratica dei ragazzi e delle ragazze che, attraverso una didattica incentrata sulle attività laboratoriali, permette di acquisire quelle conoscenze e competenze che il mondo del lavoro richiede.
Si potrebbe aprire una serie di temi di discussione che meriterebbero approfondimenti dedicati e sui quali molti esperti del settore hanno concentrato i loro studi. Mi soffermerei a porre l’attenzione su un aspetto che spesso viene dato per scontato, ma che ha un valore immenso sia in termini economici sia sociali.
Purtroppo nel corso del tempo la formazione professionale è stata vista come il ripiego rispetto ad altri percorsi scolastici, punto di approdo naturale per coloro che hanno accumulato una serie di insuccessi personali e ultima possibilità prima di un eventuale abbandono scolastico. In realtà, una formazione incentrata sul “fare” che accoglie coloro che non hanno le caratteristiche per un approfondimento speculativo richiesto in altri percorsi e che va di pari passo con l’evoluzione tecnica del mondo del lavoro, si è dimostrata una valida risposta alla dispersione scolastica. Dall’addestramento professionale, come erano chiamati i primi percorsi formativi, si arriva alla formazione tecnica passando per uno sviluppo professionale, umano e cristiano della persona, vista nella sua interezza.
Le scuole della formazione professionale sentono e vivono la consapevolezza e la responsabilità di essere, in termini generali, l’ultimo baluardo per prevenire e contrastare il grave fenomeno della dispersione scolastica, che a volte sfocia nella “dispersione sociale”. Si legge nel rapporto trimestrale sull’occupazione, pubblicato dall’esecutivo Ue, che nel nostro Paese i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano né studiano hanno raggiunto il 20,7% nel secondo trimestre del 2020; seguono la Bulgaria (15,2%) e la Spagna (15,1%). Se un giovane non studia né lavora, vuol dire che è a carico di qualcuno che può essere la famiglia oppure la società, con un costo elevato per tutti. L’Italia si trova tra gli ultimi posti in Europa in percentuale sugli abbandoni scolastici, con un tasso di dispersione scolastica del 14,5%; con l’obiettivo di ridurli a un valore inferiore al 10%.
È chiaro che le cause della dispersione scolastica sono molteplici, come evidenziato nel sito ufficiale Invalsi a cui si rimanda per un approfondimento; ma quando si parla di dispersione scolastica, gli studi evidenziano tre classi di fattori:
• ascritti: capitale socio-economico e culturale della famiglia di origine, genere e background migratorio;
• di contesto: tipologia e caratteristiche della scuola, preparazione degli insegnanti e relazione tra insegnanti e studente, influenza del gruppo dei pari;
• individuali: predisposizione allo studio, attitudini.
L’offerta formativa delle scuole di formazione professionale, che abbraccia tutti i settori produttivi e dei servizi, consente a più del 90% degli allievi di trovare un posto nella società con un inserimento lavorativo dopo la qualifica triennale o il diploma di 4° anno, oppure di proseguire gli studi. Molti allievi scelgono i percorsi di formazione professionali perché attratti dalla ricca offerta formativa o dalla dotazione all’avanguardia dei laboratori; altri vengono consigliati dai referenti per l’orientamento delle scuole, e nel corso degli studi riscoprono quella motivazione e passione che era venuta meno nel proprio percorso di vita.
Nel triennio di qualifica gli allievi affrontano formazione teorica, formazione laboratoriale, stage nelle aziende in alternanza scuola-lavoro oppure con i contratti di apprendistato di primo livello. Vivono un nuovo modo di apprendere conoscenze e competenze utili per il mondo del lavoro e per la propria crescita umana e personale. La rete delle scuole professionali inoltre permette un riorientamento di quegli allievi che scoprono che il percorso intrapreso non è in linea con le proprie caratteristiche. Il riorientamento avviene tra le scuole, ma anche attraverso l’attivazione di percorsi personalizzati che permettono un inserimento graduale nel mondo del lavoro.
Le scuole della formazione professionale radicate nel territorio, inserite nel contesto socio-economico, ma con lo sguardo all’innovazione, mantengono nel loro dna i valori quali l’accoglienza, la motivazione, la formazione e il rilancio nella società di tutti quei giovani che in qualche modo, partendo da situazioni di svantaggio, realizzano un percorso di cittadinanza consapevole trovando, in tali tipologie di percorso, opportunità di riscatto personale e professionale.

* Direttore Cfp Stimmatini

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