La città di Dio
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La Città di Dio

Conoscere il pensiero di sant’Agostino su questioni che hanno attinenza anche con l’attualità del vivere umano non può che fare del bene. Per conoscerlo al meglio occorrerebbe tuttavia entrare in tutto il patrimonio letterario che ci ha lasciato. Probabilmente è il patrimonio più vasto e significativo di tutta l’antichità e non solo cristiana, ma anche pagana, che la storia abbia conservato...

Conoscere il pensiero di sant’Agostino su questioni che hanno attinenza anche con l’attualità del vivere umano non può che fare del bene. Per conoscerlo al meglio occorrerebbe tuttavia entrare in tutto il patrimonio letterario che ci ha lasciato. Probabilmente è il patrimonio più vasto e significativo di tutta l’antichità e non solo cristiana, ma anche pagana, che la storia abbia conservato. Da solo riempie una biblioteca. Per quanto ci è possibile, cercheremo di assimilarlo, contenuto dopo contenuto, attraverso una serie di interventi che il settimanale Verona Fedele ci riserva. Già abbiamo commentato Le Confessioni con trenta interventi. Vorrei tentare di presentare il suo capolavoro, La Città di Dio (in latino De Civitate Dei). Procederemo con sufficiente calma, senza tuttavia indugiare su pagine complesse che potrebbero scoraggiarne la lettura. Sceglieremo il fior fiore dell’opera, collegandone i testi più significativi con brevi commenti introduttivi.
Per una più lucida e proficua comprensione, mi permetto due interventi di carattere introduttivo. Vorrei iniziare con un dato che tutti i veronesi non possono ignorare: il più antico manoscritto della Città di Dio si trova nella nostra Biblioteca Capitolare, la più antica Biblioteca del mondo. Si tratta del Codice XXVIII. Membranaceo onciale. Secolo quinto. Con ogni probabilità, una edizione manoscritta compiuta ancora vivente l’autore. Riporta i primi tredici libri. Toccarlo emoziona.
In termini generali, potremmo definire La Città di Dio la teologia della storia in Agostino, cioè la storiografia dall’osservatorio di Dio. In altri termini: “Come Dio considera e valuta le vicende dell’umanità in tutta la sua storia? Che cosa ritiene conforme al suo progetto e alle sue attese o difforme e contrario?”.
L’opera La Città di Dio sta al centro della trilogia agostiniana, ai cui lati troviamo Le Confessioni e il trattato sulla Trinità. Da notare che la trilogia ha come focus ed ermeneutica la Persona di Gesù Cristo, il Verbo di Dio fatto carne. Concretamente, nelle Confessioni Cristo è considerato da Agostino come centro, ragione d’essere e salvatore della sua vita travagliata, nel suo percorso di conversione. Nel trattato su La Trinità Cristo risulta come il rivelatore dell’amore del Padre e il restauratore dell’immagine di Dio uno e trino nell’uomo decaduto. In La Città di Dio Cristo trova la sua centralità nell’essere unico Mediatore, fine e spiegazione di tutta la storia.
La Città di Dio, scritta da Agostino, di suo pugno, nell’arco di dodici anni, dal 413 al 425, consta di 22 libri, detti originariamente “quaderni”, composti cioè da quattro grandi fogli di pergamena piegati in quattro. Visti con fronte e retro, formano 32 pagine.
Indubbiamente La Città di Dio è il frutto della sua piena maturità di uomo, filosofo, letterato, teologo, pastore e mistico. In essa Cristo viene svelato come il promotore vero anche del benessere temporale, contro la persuasione dei pagani che il benessere terreno e la felicità dipendessero dal culto degli dei e soprattutto dei demoni (libri 1-5); il mediatore universale di salvezza eterna, contro la teurgia pagana che la considerava effetto del culto sacrificale agli dei (libri 6-10); il fondatore della città di Dio, di cui Agostino considera l’origine, in contrapposizione all’origine della città terrena (libri 11-14); il termine delle profezie considerato nel quadro dello sviluppo o progresso delle due città (libri 15-18); il Risorto, giudice e fonte di pace e di felicità eterna per i salvati, nel quadro del raggiungimento dei fini consequenziali delle due città (libri 19-22).

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