Il Fatto di Bruno Fasani
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Strumentalizzare il presepio sport di clericali e anticlericali

Puntuale come un’epidemia di influenza ogni anno arrivano i frombolieri che mirano al presepio. Quelli clericali e quelli anticlericali. Alla categoria dei primi appartiene qualche prete dotato di particolare zelo sociologico, il quale intima di non fare il presepio in famiglia se si vota Salvini.

Parole chiave: Presepio (2), Il Fatto (366), Bruno Fasani (287), Natale (45)

Puntuale come un’epidemia di influenza ogni anno arrivano i frombolieri che mirano al presepio. Quelli clericali e quelli anticlericali. Alla categoria dei primi appartiene qualche prete dotato di particolare zelo sociologico, il quale intima di non fare il presepio in famiglia se si vota Salvini.
Viene da domandarsi se mai Gesù, ragionando col senno di poi, accetterebbe ancora di venire al mondo pensando a qualche ministro leghista. Il bello è che questi zelanti pastori, a parte il ridicolo, non si rendono conto che con i loro ragionamenti finiscono per trasformare il più grande messaggio di misericordia della storia, quale è l’incarnazione, in una bandiera ideologica da sventolare contro qualcuno.
Un po’ come i preti che ce l’hanno con gli alpini e con la loro preghiera, vedendo nell’associazione un gruppo d’armi nemico della pace.
A volte mi viene il sospetto che questi preti non abbiano molta dimestichezza col breviario, altrimenti sarei curioso di vedere la loro reazione, quando arrivati al salmo 144, dovrebbero pregare testualmente: “Benedetto il Signore che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia”. Anche questo di matrice alpina?
Ma c’è un’altra categoria che, ogni anno, punta al presepio e a tutto ciò che ricorda le radici cristiane da cui proveniamo ed è una categoria dentro la quale troviamo dirigenti scolastici, docenti e maestre varie. Anticlericali? È la definizione più ovvia, ma più imprecisa. In realtà se ne guardano bene dal dire le motivazioni reali da cui fiorisce la loro allergia. Atei? Forse.
In realtà se ne guardano bene dal definire la loro incredulità, mettendoci la faccia. Mi verrebbe da dire che sono ignoranti, in senso etimologico. Ignorano, perché sono a corto di cultura e questo è particolarmente grave per chi ha compiti educativi. E sono anche un po’ ipocriti, perché giustificano i loro divieti con l’apparente rispetto della diversità. La quale diversità è arcinoto che ha grande stima per la persona di Gesù e quindi per il Natale che ne evoca la nascita.
In realtà dicono no perché sono i cultori della dittatura delle minoranze. Dove le minoranze non sono gli appartenenti ad altre religioni, ma il loro punto di vista, che portano avanti come un carrarmato contro i diritti delle maggioranze.
Parlare di ignoranza davanti ad un presepio significa rifiutarsi di capire il valore spirituale e sociale che da esso scaturisce. In quel bambino che si fa solidale con gli ultimi, siano essi peccatori o emarginati sociali, c’è inscritta la costituzione di tutti i diritti universali dell’uomo. In quella donna, che consegna al mondo la sua creatura è inscritta la grandezza e la dignità di tutte le donne, oggi profanate dall’arroganza di un maschilismo predatorio. In quella storia che, da duemila anni, ha abbellito ogni angolo dell’universo ispirando l’arte ad ogni livello, nota anche ai no-presepio, si racconta un patrimonio di sentire e di identità, di cui nessuno può dirsi estraneo, a prescindere dalla fede.

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