Il Fatto di Bruno Fasani
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Il linguaggio del presepio omelia silenziosa e potente

Mi siedo un attimo a prendere fiato. Ho cominciato a tirare fuori il materiale per allestire il presepio. Su è giù per le scale dalla soffitta all’appartamento. A un certo punto si rompe la borsa che contiene della sabbia, la quale finisce sul pavimento con le conseguenze che potete immaginare...

Parole chiave: Il Fatto (367), Bruno Fasani (288), Presepio (2), Omelia (3)

Mi siedo un attimo a prendere fiato. Ho cominciato a tirare fuori il materiale per allestire il presepio. Su è giù per le scale dalla soffitta all’appartamento. A un certo punto si rompe la borsa che contiene della sabbia, la quale finisce sul pavimento con le conseguenze che potete immaginare. Dopo la scopa, mi curvo a cercare sotto i mobili residui non visti. Sono esausto e mi verrebbe voglia di rimandare tutto ad altro momento, da rubare ad una agenda già intasata di suo. Prendo fiato e mi faccio un caffè e mentre eseguo questa breve liturgia solitaria mi capita di leggere sul cellulare una notizia che viene dalla Toscana. A Vicofaro, parrocchia della diocesi di Pistoia, il parroco, al termine della Messa ha invitato i fedeli a cantare Bella ciao. E lo ha fatto nonostante l’ammonimento della Curia dei giorni precedenti. Il sacerdote infatti, attraverso Facebook aveva pubblicato questo post: «Anche Vicofaro non si lega. Nessun dialogo con chi fomenta odio. Al termine della messa della domenica canteremo Bella ciao».
Mi viene di brutto una battuta. Il Signore aveva detto ai pescatori di Galilea: vi farò pescatori di uomini. Qui l’impressione è che qualcuno vada a pesca di sardine. Le quali fanno bene il loro mestiere nelle piazze, senza che qualche prete le porti in chiesa. Penso con una certa amarezza che, dopo duemila anni, c’è qualcuno che non ha ancora imparato cosa voglia dire dare a Dio ciò che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare. Gott mit uns, Dio è con noi, campeggiava sulle cinture naziste sopra una svastica. Noi ne siamo scandalizzati, ma analogo scandalo dovremmo avere ogniqualvolta si voglia arruolare il Padreterno in qualche spazio di parte. È una tentazione ricorrente quanto pericolosa. Il rischio è quello di buttare fuori scena il Salvatore, attribuendo gli stessi compiti a qualche salvatore minuscolo di questo mondo.
Mi muovo in questa interiore indignazione e ritrovo motivazioni nuove ed energie per andare avanti col mio presepio. L’ho trovato in casa da bambino e, da bambino, non ho mai smesso di guardarlo con lo stesso sguardo. Un appuntamento irrinunciabile, quasi un sacramento annuale da celebrare e da tramandare nella logica della trasmissione della fede.
Mi sono chiesto tante volte cosa si nasconda dietro il fascino di un presepio. La nostalgia per l’innocenza perduta? Il senso del mistero che si nasconde anche nella realtà più umile e quotidiana? La tenerezza di questo Gesù che viene a dare un senso al vivere e alle cose? L’armonia sociale che fiorisce intorno ad una mangiatoia, dove confluiscono saggi e potenti Magi, stranieri venuti da lontano, ma anche umili pastori e gente senza cultura? Tutto questo, certamente, senza nascondere il senso di poesia che ne scaturisce, che è come incartare nelle parole l’invisibile, che ai più non è dato di vedere.
Mi fermo su queste emozioni e leggo le parole che papa Francesco ha scritto e detto andando pellegrino alla grotta di Greccio. Parole con cui invita a “tappezzare” le case e le piazze di presepi. Un annuncio cristiano di potenza incommensurabile, perché anche in questo 2019 il Salvatore possa continuare l’opera per cui è venuto un giorno in una mangiatoia.

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