Il Fatto di Bruno Fasani
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Nel vuoto eucaristico si sta facendo strada un cristiano nuovo

Basta scorrere la cronaca riguardante lo stop alla celebrazione dei sacramenti per accorgersi come le forze partitiche stiano incanalando strumentalmente lo scontento di una parte del mondo cattolico. Ma quanto realmente sta a cuore a certa narrazione giornalistica la fede dei cristiani delusi e quanta ingenuità c’è, da parte di questi, nel lasciarsi strumentalizzare?

Parole chiave: Il Fatto (285), Bruno Fasani (212), Fede (23), Cristiani (5)

Basta scorrere la cronaca riguardante lo stop alla celebrazione dei sacramenti per accorgersi come le forze partitiche stiano incanalando strumentalmente lo scontento di una parte del mondo cattolico. Ma quanto realmente sta a cuore a certa narrazione giornalistica la fede dei cristiani delusi e quanta ingenuità c’è, da parte di questi, nel lasciarsi strumentalizzare?
L’amarezza purtroppo viene dalla costatazione dei toni rugosi con cui si vorrebbero contrapporre le varie responsabilità gerarchiche operanti nella Chiesa. Uno scenario frantumato. E sappiamo bene che sono le divisioni, non le diversità, a generare i conflitti. Mi chiedo allora se, una volta passata questa buriana, ci troveremo con una Chiesa che si ama di più, che ha imparato a mettere insieme le legittime diversità, che si stringe al Papa e ai pastori sentendo il respiro di quella appartenenza, che è l’unico spirito che ci fa famiglia, senza limitarsi ad un’appartenenza istituzionale. Guardo questo tempo difficile e mi chiedo cosa il Signore ci stia insegnando. Forse ci siamo abituati ai copioni di pratiche consolidate, per quanto importanti, fino al punto di sentirci orfani e affamati senza le nostre pratiche cultuali. Ma Dio non ha copioni nel rivelarsi. Quelli appartengono alle trame dei film. Dio è novità perenne, è brezza, è silenzio, è sempre nuova creazione che parla ad ogni tempo, come il presente, assetato di spiritualità, benché vada spesso a cercare ristoro in  pozzi screpolati. Ci dobbiamo chiedere con la forza disperata della speranza: cosa cercano i cristiani sulla soglia, i diversamente credenti, i giovani diventati refrattari ai nostri riti, agli schemi religiosi consolidati, alle nostre liturgie spesso seppellite dal grigiore dell’abitudine, agli stessi dogmi? Il Signore cosa chiede di raccontare a questo tempo, in cui le chiese si sono svuotate, popolate per lo più da una generazione anziana, che tiene viva la fede grazie alle radici passate sulle quali è cresciuta, a fronte di nuove generazioni senza più radici? Non penso che il deserto eucaristico che stiamo attraversando sia il frutto aberrante di certa politica. Penso più volentieri che dietro nasconda un progetto di Dio, quello di aiutarci a ritrovare l’idea originaria del nostro corpo come sua prima casa. L’incarnazione non è solo un fatto che riguarda Gesù. È fatto nostro. Per dirla con Etty Hillesum, “Dio è la parte più profonda e ricca di me”.
Il culto vero incomincia nella mia carne, nelle mie gioie, nelle mie lacrime, nella mia tenerezza, nell’amore e nella carità che so esprimere nel mio corpo. È la mia carne che deve raccontare il volto di Dio, così come fu la carne di Gesù a “evangelizzare” il Padre, cioè a dirci perché Dio è una buona notizia. A fronte di un sacramentalismo diffuso e, in non pochi casi, abitudinario se non magico, per cui oggi qualcuno parla di praticanti non credenti, mi chiedo se le fatiche di questi tempi non siano da considerare un potente soffio di Dio, non per oscurare il valore dell’Eucarestia, ma per aiutarci a ripensare la fede e il modo di trasmetterla. Penso a quanti di noi nei giorni passati hanno rivisto il proprio percorso spirituale, avvertendo l’urgenza di dare una svolta all’aridità spirituale dove si era finiti. Penso a tante famiglie ritornate ad essere Chiesa, spazio sacramentale del farsi presente di Dio. Penso a tanti figli che sono tornati a vedere i loro genitori pregare. Stiamo imparando a portare la Parola di Dio dentro di noi, dentro la casa della coscienza, evitando di dare in appalto la nostra fede ai soli sacramenti, ridotti talvolta ad abitudine senza ricadute di vita. Se tutto questo è vero, l’alba di tempi nuovi manda i primi bagliori di luce.

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