Il Fatto di Bruno Fasani
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La responsabilità dei giovani ha bisogno di maestri adulti

Quando i maestri diventano minuscoli, tanti altri sono in grado di supplire facendo proposte molto più affascinanti delle loro

Parole chiave: Religiosità giovanile (1), Fasani (8), Il fatto (366)

Quando si pensa alla fede dei giovani, lo scenario che si presenta davanti è per molti aspetti inquietante, perché ci lascia nell’impressione che, per la prima volta nella storia, si stia rompendo la catena tra generazioni, capace di tramandare la fede. Oggi assistiamo ad una forma di analfabetismo religioso, perso dentro una concezione utilitaristica della vita, in cui il successo viene prima di tutto e subito, insieme a condotte sessuali assolutamente disinvolte e sganciate da qualsiasi riferimento morale. Tutto questo ispirato da un individualismo spaventoso, che si proietta poi nel vissuto di tutti i giorni. Soprattutto quello che colpisce è il fatto che nella coscienza di molti ragazzi, Dio non è un nemico, come poteva essere in una visione ateistica convinta. Dio è semplicemente inutile. Quando Egli non sia percepito come incompatibile col progresso, bene che vada non è apportatore di nessun valore aggiunto e, tantomeno, sorgente di gioia. Quanti oggi sarebbero disposti a scommettere per la propria felicità ispirandosi al Vangelo? Penso a queste sottolineature e mi chiedo: da dove dobbiamo ripartire? Ancora una volta è il mondo degli adulti quello che si deve interrogare con più rigore. E non solo in ambito religioso. Forse, ancora prima, bisognerebbe ripartire dall’ambito della responsabilità quando si pensa ai ragazzi e ai giovani. Li hanno definiti bamboccioni, ma siamo sicuri che la cultura che essi respirano sia proprio così loro favorevole? Sappiamo bene che dove c’è il potere sembra che solo la morte riesca a togliere dai posti di comando scafati e maliziosi protagonisti. Penso alla politica, all’economia e in tanti ambiti professionali. La mancanza endemica di lavoro la dice lunga sulla possibilità che essi hanno di mostrare ciò di cui sono capaci, prendendosi le proprie responsabilità. Per tornare all’ambito religioso vale una precisa domanda: dove sono i maestri? Posta così la questione, si rischia la retorica, quella dei giovani tutti buoni e degli adulti tutti in difetto. Sappiamo che non è del tutto così. Anche i giovani hanno le loro responsabilità. Ma è anche così. Mi capita spesso di pensare che oggi la proposta religiosa ha una tale gamma di offerte che un tempo ce le sognavamo. Riunioni, gruppi, incontri, viaggi, arte… Insomma, l’imbarazzo della scelta. Se poi aggiungiamo il variegato “piumaggio” del clero, la scena è completa. C’è l’avanguardista e il tradizionalista, il sociologo e lo spiritualista, quello di Destra e di Sinistra, quello rock e quello gregoriano, quello con la sottana nera e quello in jeans… Basta sapere cosa ti piace e comprare di conseguenza. Purtroppo dietro questa offerta è più facile scorgere i maestri che il Maestro. E quando i maestri diventano minuscoli, tanti altri sono in grado di supplire facendo proposte molto più affascinanti delle loro.

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