Il Fatto di Bruno Fasani
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L’inevitabile declino del ruolo dell’Onu

Mi capita sempre più di frequente, guardando all’Onu, di pensare che si comporti esattamente come certi personaggini, quelli per capirci che, volendo dimostrare di valere qualcosa, fanno i forti con i deboli e i deboli con i forti. Era il 1945 quando vedeva la luce l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con lo scopo nobile di evitare per il futuro lo scempio che si era appena consumato con la Seconda Guerra mondiale...

Parole chiave: Onu (2), Il Fatto (366), mons. Bruno Fasani (19)

Mi capita sempre più di frequente, guardando all’Onu, di pensare che si comporti esattamente come certi personaggini, quelli per capirci che, volendo dimostrare di valere qualcosa, fanno i forti con i deboli e i deboli con i forti. Era il 1945 quando vedeva la luce l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con lo scopo nobile di evitare per il futuro lo scempio che si era appena consumato con la Seconda Guerra mondiale. E infatti questi erano gli obiettivi che si proponeva nel suo sorgere: mantenere la pace e la sicurezza internazionale, risolvendo pacificamente le situazioni che avrebbero potuto portare a una rottura della pace; sviluppare le relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati; promuovere la cooperazione economica e sociale e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui.
Gli intenti erano nobili, ma che le cose potessero andare nella direzione auspicata, si rivelò da subito un’impresa improba. Nel Consiglio di Sicurezza, organo esecutivo dell’Onu, facevano parte di diritto come membri permanenti i cinque Paesi usciti vincitori dalla guerra: Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Francia e Urss, più 10 rappresentanti di altri Stati, scelti in Assemblea generale ogni due anni. Ma una clausola capestro bastava da sola a decretare l’alto rischio di insuccesso. Infatti bastava, e basta ancora, anche un solo voto contrario di un membro del Consiglio permanente perché si blocchi ogni decisione.
Non occorre essere dei geni per immaginare le ricadute negative che sono venute dalla guerra fredda tra Usa e Urss fino agli anni ’90, così come non occorre granché per rendersi conto dei vari contenziosi commerciali, finanziari e politici tra le cinque potenze che hanno in mano il gioco.
Pensate a quanti veti sono stati posti quando si trattava di richiamare i Paesi islamici al riconoscimento dei diritti civili. Paesi che di democrazia non hanno neppure la cipria, ma in compenso hanno il profumo del petrolio. E così l’Onu, progressivamente, ha preso più marce di un fuoristrada. Per ogni Stato c’è quella giusta da ingranare, alla faccia dei diritti e della pace. L’importante è non portare il carrozzone fuori dai binari, quelli su cui campa un elefante amministrativo di portata mondiale. E così, tra un silenzio e un insuccesso, anziché riformarsi e ritrovare l’ispirazione delle proprie origini, l’Onu si è pian piano trasformata in una sorta di confraternita radicaleggiante, pronta a bacchettare le nocche dei Paesi che non hanno potere contrattuale.
All’Italia ha raccomandato nei giorni scorsi “sforzi importanti” per la legalizzazione delle adozioni delle coppie omosessuali, la loro possibilità di accedere alla fecondazione in provetta e, soprattutto, ci ha redarguiti per l’eccesso di medici obiettori nella pratica dell’aborto. Se questa è l’Onu…

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