Il Fatto di Bruno Fasani
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Il marcio di Saronno puzza già dai vertici

Quello che per anni è accaduto nell’ospedale di Saronno, ad opera di Leonardo Cazzaniga, medico anestesista, e della sua giovane amante, Laura Tarone, interessa principalmente la psichiatria criminale...

Parole chiave: Ospedale Saronno (1), Il Fatto (367), Bruno Fasani (288)

Quello che per anni è accaduto nell’ospedale di Saronno, ad opera di Leonardo Cazzaniga, medico anestesista, e della sua giovane amante, Laura Tarone, interessa principalmente la psichiatria criminale. «Io do la vita, io do la morte, io sono dio». Sono esattamente le parole che  il dottor Cazzaniga sussurrava alla compagna durante le conversazioni registrate, che ora hanno portato alla luce le gesta criminali dei due. Per ora si parla di cinque morti causate dai farmaci, cominciando dal giovane marito della signora. Ma i casi sotto la lente sono più di ottanta. Ad accrescere orrore all’orrore, i dialoghi della Tarone con il proprio figlio undicenne, quando lo rendeva edotto sulle modalità del delitto perfetto, ossia farmaci più cremazione, per rendere impossibile ogni accertamento scientifico sulle cause. Sarà appunto la psichiatria criminale a dire l’ultima parola, per spiegare come il virus del male possa impadronirsi di menti labili e lasciarvi il vuoto delle sue bacature. Purché l’incapacità di intendere e di volere, cui in genere si approda in casi analoghi, non diventi una scorciatoia per l’impunità. I malati, perché di patologia si tratta, vanno curati con tutta l’amorevolezza possibile, ma vanno messi in condizione di non fare più alcun male alle altre persone e alla società. Questo vale per il caso di cui parliamo, ma vale altrettanto per i casi di pedofilia, anche all’interno della Chiesa, evitando che condanne morali di superficie rimettano in circolazione mostri che continuano a fare devastazione.  Sono malati? Bene, curiamoli. Ma che se ne stiano in comunità controllate a curarsi e meditare. Se mai c’è misura all’orrore, il confine oltre il quale la misura diventa infinita, non ci viene solo dai due assassini, ma dal silenzio complice dei vertici che dovevano indagare sul loro operato. Era il 2013 quando due infermieri, che già si erano rifiutati di somministrare le dosi di medicinale prescritte dall’anestesista, intuendone l’evidente effetto mortifero, si rivolsero ai responsabili denunciando il tutto. L’esito fu l’istituzione di una commissione, di cui non c’è traccia alcuna, la quale si limitò a dire che il medico Cazzaniga era assolutamente bravo, onesto, competente... I due solerti infermieri passarono per untorelli di provincia e il dottor morte continuò la sua cavalcata con la falce tra le mani. Ci fu anche una dottoressa che minacciò di raccontare tutto qualora non fosse stata assunta. Se non c’era nulla da nascondere questa meschina sarebbe dovuta finire davanti ad un giudice per rispondere di ricatto. Invece si fece per lei un bando straordinario per metterla in organico a tempo indeterminato. È questo l’orrore vero. L’omertà giocata come in una roulette russa sulla vita degli altri. Spirito di corpo professionale? Ma quale corpo si nasconde nelle pieghe di un gruppo di medici e direttori sanitari che se ne lavano le mani? Nell’ignobile indisponibilità a prendersi le proprie responsabilità? Nel chiudere gli occhi per non avere rogne? È vero che non bisogna generalizzare, ma qui il crimine è una prateria che foraggia molti più di due malati psichiatrici.

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