Il Fatto di Bruno Fasani
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Annunciare il Vangelo ma senza far politica

Serpeggia nella Chiesa una domanda su un problema delicato che attende risposta: quanto è giusto nelle omelie delle nostre celebrazioni che si prenda posizione contro personaggi della politica o scelte del governo? Sappiamo che da tanti pulpiti non mancano parole di denuncia, che arrivano a chiamare i politici con nome e cognome additandoli come nemici del Vangelo e della carità cristiana...

Parole chiave: Il Fatto (214), Bruno Fasani (144), Politica (25), Vangelo (171)

Serpeggia nella Chiesa una domanda su un problema delicato che attende risposta: quanto è giusto nelle omelie delle nostre celebrazioni che si prenda posizione contro personaggi della politica o scelte del governo? Sappiamo che da tanti pulpiti non mancano parole di denuncia, che arrivano a chiamare i politici con nome e cognome additandoli come nemici del Vangelo e della carità cristiana. Fenomeno non nuovo peraltro. Ricordo le note appassionate di un famoso missionario che, a suo tempo, disse che non sarebbe più rientrato in Italia, qualora fosse andato al governo Berlusconi. Cosa che puntualmente accadde, compreso il rientro del missionario. Ma ricordo benissimo anche gli anni passati, durante la mia giovinezza giornalistica, quando il rischio era quello di essere incasellati a Destra, Centro o Sinistra. Bastava che tu scrivessi o dicessi qualcosa di un certo tipo perché immediatamente qualcuno si sentisse autorizzato a intrupparti tra i suoi nemici per farti opposizione. Il dramma era che mentre si consumava questa opposizione, a farne le spese non erano i partiti per cui votavi, ma la comunione fraterna. Si assisteva al venire meno del sentirsi Chiesa insieme. L’ostilità politica prendeva il sopravvento sull’identità cristiana, creando opposizione e pericolose lacerazioni. Le riflessioni che vorrei qui condividere non hanno la pretesa di essere la risposta, quanto piuttosto di provocare un dibattito che ci aiuti a tenere la barra dritta in un momento di grande complessità. Quindi riflessioni col punto interrogativo, piuttosto che con quello esclamativo.
Vorrei partire da una prima domanda: non c’è il rischio, prendendo posizione frontale contro i politici, di venire arruolati nell’opposizione? E questo non finirebbe per indebolire la credibilità del messaggio evangelico da annunciare, oltre a quella personale? E se qualcuno tra i presenti alle nostre celebrazioni avesse votato per quel partito o quel personaggio contro il quale vengono lanciati gli anatemi, siamo sicuri che avremmo reso un servizio alla Verità, quella dei contenuti ma soprattutto delle relazioni fraterne? O non avremmo forse demonizzato la coscienza di qualcuno che, sicuramente in buona fede e con ragioni fondate, ha fatto scelte diverse da quelle del predicatore? E infatti succede anche che qualcuno alzi i tacchi ed esca di chiesa.
E ancora, se introduciamo la prassi di colpire le scelte politiche con tanta acrimonia, non c’è il rischio che, a ruoli politici invertiti, qualche altro prete possa colpire l’altra parte, solo perché di orientamento partitico diverso? Se oggi sulla scena si consuma il dramma degli immigrati, perché non demonizzare chi, in campo etico, si batte per aborto, pillole abortive, eutanasia, maternità surrogata... con il rischio di trasformare le nostre chiese in piazze dove la campagna elettorale non ha mai fine?
Personalmente credo che il profumo del Vangelo debba diventare una fragranza che sa intercettare l’intelligenza e il cuore delle persone per il fascino del buono che sa trasmettere e che poi saranno le coscienze a modulare, secondo la propria diversa sensibilità, anche in scelte partitiche diverse. Diversità legittime visto che la verità come il bene sono sempre sinfonici, senza che nessuno ne abbia l’esclusiva. Tantomeno chi ha il compito di dettare l’omelia, servo della Parola e non dei propri gusti ed umori.

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