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Iran-Cambogia, una partita che segna i diritti delle donne

Marc Wilmots lo avevamo incrociato agli Europei del 2016. Un bel giorno per noi, un po’ meno per lui, commissario tecnico del suo Belgio asfaltato dai gol di Giaccherini e Pellè...

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Marc Wilmots lo avevamo incrociato agli Europei del 2016. Un bel giorno per noi, un po’ meno per lui, commissario tecnico del suo Belgio asfaltato dai gol di Giaccherini e Pellè. Oggi allena l’Iran, alle prese, di questi tempi, con le qualificazioni ai Mondiali del 2022. In questa seconda fase, si trova ad avere avversari abbordabili: il vicino Iraq, il Bahrein, Hong Kong e Cambogia. Quest’ultima Nazionale l’ha affrontata pochi giorni fa. Andiamo alla partita: al 5’ Nourollahi, da fuori area, porta in vantaggio l’Iran. Sei minuti dopo, ecco il raddoppio di Azmoun, un tiro a dir la verità non irresistibile. Poi Kanaanizadegan, nome difficilmente pronunciabile dai telecronisti occidentali, firma di testa il 3-0, festeggiando con uno strampalato balletto. La quarta rete è un mezzo autogol, e dopo il 5-0 è la Cambogia a sprecare un calcio di rigore, tirandolo in bocca al portiere di casa. Per il tabellino completo, con tanto di descrizione delle marcature, non c’è spazio in questa rubrica. Iran-Cambogia, infatti, finisce 14-0. Questa è già una risposta al perché, nella classifica sui marcatori di tutti i tempi delle Nazionali, al primo posto ci sia un iraniano, Ali Daei, che in una grande squadra – il Bayern Monaco – ha giocato solo un anno in tutta la carriera. Nei territori con grande disparità tra una rappresentativa e l’altra, piovano valanghe di gol, e non a caso in quella classifica figurano, nei primi nove, solo tre campioni (Cristiano Ronaldo, Ferenc Puskas e Pelè) più calciatori di Zambia, Iraq o Kuwait, semisconosciuti al grande pubblico.
Quel 14 a 0, ad ogni modo, è storico, e non per il risultato. Per la prima volta dopo 40 anni, infatti, le donne iraniane hanno potuto assistere a una partita di calcio della loro Nazionale. Erano solo 3.500, e per di più confinate in un settore dedicato, e peraltro sono dovute entrare con grande anticipo, in modo da non mescolarsi con gli uomini. Un mese fa, quando questo non era ancora permesso, una donna iraniana si diede fuoco all’esterno di un tribunale: era sotto processo per aver cercato di entrare in uno stadio, travestita da uomo. Qualcosa però è cambiato. Quelle donne ringraziate dai calciatori iraniani a fine partita, e quell’unico supporter della Cambogia, immortalato dalle telecamere a sostenere i suoi anche nella disfatta, ci dicono che può bastare anche un pallone per sperare in un mondo nuovo.

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