Il Calciastorie
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Il bello della diretta il brutto della finzione

Si chiama calcio, si danno i calci. Al pallone, ma non solo. Un bambino che torna a casa dal campetto e non ha neppure mezzo ginocchio sbucciato non è credibile. Non c’è alcun tipo di esenzione: l’attaccante viene stoppato, lo stopper attaccato, i centrocampisti prima o poi una scivolata sulle caviglie la prendono...

Parole chiave: Il Calciastorie (121), Lorenzo Galliani (55), Sport (138), Calcio (132)

Si chiama calcio, si danno i calci. Al pallone, ma non solo. Un bambino che torna a casa dal campetto e non ha neppure mezzo ginocchio sbucciato non è credibile. Non c’è alcun tipo di esenzione: l’attaccante viene stoppato, lo stopper attaccato, i centrocampisti prima o poi una scivolata sulle caviglie la prendono. Alessandro Costacurta ha dato e ricevuto. Più dato, però: in una trasmissione sportiva chiese a Maradona come mai non sentisse il male dopo i suoi contrasti un po’ “ruvidi” (eufemismo per “sfasciagambe”). E Diego a rispondere, ridendo, che a lui interessava solo rialzarsi per andare a riprendere il pallone. Era il calcio degli anni ’80/’90. Un’altra epoca. Perché si arriva presto ai mondiali del 2002 quando Rivaldo (pallone d’oro due anni prima), riceve una pallonata – neppure troppo forte – alla coscia e stramazza a terra come se l’avversario lo avesse colpito volontariamente al volto. Costacurta – una vita nel Milan – era di un’altra scorza. Anche lui, però, una volta si è lamentato. Colpa di un calcio in faccia: anche in questo caso non particolarmente forte, ma non se lo aspettava, soprattutto, perché il pallone era lontano, molto lontano. Poco prima, durante un Inter-Bologna, il rossoblu Giaccherini aveva alzato la gamba sfiorando il volto del nerazzurro Juan Jesus. Fallo o no? La discussione non era così importante: la scena si era verificata fuori area, non c’era un rigore in ballo. Però in mezz’ora di trasmissione se ne può parlare anche due minuti. E Costacurta, che nel 2016 aveva appeso gli scarpini al chiodo da parecchio tempo per intraprendere la carriera di commentatore sportivo, si trovava negli studi di Sky. Fallo o no, quello di Giaccherini? Il conduttore, Marco Cattaneo, aveva voluto rendere più realistico il dibattito, immedesimandosi in Giaccherini. Costacurta, gioco forza, avrebbe dovuto fare la parte di Juan Jesus, quello che il calcione se l’era quasi preso. Due problemi: Costacurta non era stato avvisato della scena, e il “quasi calcione” del campo è diventato molto più realistico nello studio. «Sono mortificato», ha provato a scusarsi il conduttore, «come mortificato può essersi sentito Perisic in quest’altra occasione...», e via a cambiare argomento in scioltezza. È il bello della diretta. E il brutto di pensare che le finzioni, le realtà virtuali, non possano fare male. Prendete i social network: certi post feriscono più della spada. Realtà reale. Come un finto calcione in faccia, che tanto finto non è.

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