Il Calciastorie
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Dedicato a chi ha fatto una figuraccia

[Attenzione: gli episodi qui elencati non sono veri. Tranne uno: indovinate voi quale]. A don Peppe, che durante la visita del vescovo è scivolato in una pozzanghera, sul sagrato della parrocchia. A Gianmarco, al quale, alla discussione di laurea, per l’emozione è scappata una pernacchia (e hanno sentito tutti, oh sì se hanno sentito)...

Parole chiave: Il calciastorie (121), Lorenzo Galliani (55), Sport (138), Calcio (132)

[Attenzione: gli episodi qui elencati non sono veri. Tranne uno: indovinate voi quale]. A don Peppe, che durante la visita del vescovo è scivolato in una pozzanghera, sul sagrato della parrocchia. A Gianmarco, al quale, alla discussione di laurea, per l’emozione è scappata una pernacchia (e hanno sentito tutti, oh sì se hanno sentito). A Priscilla, che ha studiato il libro di storia, ma la verifica era di scienze. A Nino, che ha una voce che tutti gli invidiano, ma al matrimonio del fratello gli è partita una stecca. Ad Antonello, che ha dato la testata al muro, mentre era voltato verso quella ragazza bionda che – per una volta tanto – gli stava sorridendo. A Giovanni, inciampato sul gradino mentre portava il computer: lui sta bene, il computer meno. A Enrico, che solo alla fine della conferenza si è accorto della cerniera dei pantaloni terribilmente aperta: forse quell’attenzione e quelle risatine non erano per le sue battute, allora. A Carmela, che alla sua migliore amica ha fatto una battuta sulla panza di quel passante, rivelatosi poi lo zio della migliore amica. A Osvaldo, che invece si è messo a parlare male del suo datore di lavoro, senza accorgersi che era alle sue spalle. A Viktor, che ha voluto fare l’impennata con la bici, per sorprendere gli amichetti, e invece è stato sorpreso lui, da una buca. E infine a Loris Karius, portiere del Liverpool, autore di due papere gigantesche nella finale di Champions League contro il Real Madrid. Due errori visti raramente persino nelle partitelle ai giardinetti, tra bambini. Anche a lui, che ha chiesto scusa davanti al proprio pubblico – e senza i propri compagni attorno – e centinaia di volte rivivrà l’incubo del fallimento, circondato da persone che glielo ricorderanno, va un pensiero e un abbraccio. Non è mai semplice liberarsi dalle catene del senso di colpa, tanto più se fondato. Non è facile restare impassibili dopo che, sulla tua pagina Wikipedia, qualche simpaticone ha inserito la tua data di morte, facendola coincidere con quella della finale. Non è uno scherzo scrollarsi di dosso quegli “idiota”, “scemo”, “cretino” che ti piovono dopo una figuraccia dovuta a una tua incertezza, in un mondo che invece dice, di tanto in tanto, che persino questo o quel dittatore “ha fatto cose buone”. La tua cosa buona, Loris, è quel ringraziamento alla muraglia di tifosi. Ora, però, lìberati dai fantasmi e sii felice. Il tempo sarà galantuomo, come tu lo sei stato.

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