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Volontariato e ricambio generazionale

L’italiano medio ha tanti difetti. Poco attendibile, fazioso, approfittatore, svogliato... Ha anche dei pregi riconosciuti...

Parole chiave: Editoriale (332), Stefano Origano (126), Volontariato (76)

L’italiano medio ha tanti difetti. Poco attendibile, fazioso, approfittatore, svogliato... Ha anche dei pregi riconosciuti: nelle emergenze è bravo ad intervenire e generoso a venire in aiuto nelle calamità. Questo grazie alla presenza di una radicata e diffusa rete di volontariato di tipo formale e informale. La punta dell’iceberg è la Protezione civile, ma potremmo elencare una lunga fila di gruppi ed organizzazioni locali che sovente tamponano le falle del welfare statale. Citarne una sarebbe fare torto alle altre. Soprattutto nel campo dell’assistenza ai più fragili, questa rete fatta di volontari ha dato risposte non trascurabili in termini di tempo, di dedizione e anche di competenza.
I dati che ci offre l’Istat però sono impietosi e preoccupanti. Questo settore è in una fase di contrazione, i numeri in preoccupante calo e non si fanno avanti rincalzi; il ricambio generazionale si è interrotto. I motivi sono molteplici e complessi, dovuti al contesto pandemico, al calo demografico, alla disgregazione del tessuto familiare, al Covid, alla sfiducia nelle istituzioni, di cittadinanza attiva e di impegno politico e sindacale manco a parlarne. Sta di fatto che è sotto gli occhi di tutti il grido di allarme lanciato dalle diverse associazioni che offrono formazione, opportunità anche di trovare occupazione in futuro; ma trovano pochi giovani che si rendono disponibili. La “colpa” non è delle nuove generazioni che pensano solo al divertimento: sarebbe troppo semplicistico.
E allora cosa fare? Lamentarsi no di certo. Gli adulti, gli anziani pure e coloro che finora si sono spesi, oltre che il buon esempio hanno anche il dovere di provare a ricucire il distacco generazionale. La trasmissione delle competenze, dei valori, degli ideali positivi non è cosa facile e non si improvvisa, ma non è nemmeno impossibile. Per esempio, un genitore che è donatore di sangue, se riesce a portare con sé una volta il proprio figlio a fare insieme questo dono, perlomeno ci avrà provato. Un amico che dedica alcune ore di servizio presso la Fevoss o appartiene ad un gruppo scout e riesce a farsi accompagnare da un compagno anche solo per vedere di cosa si tratta, avrà fatto molto per non far morire uno dei cardini del Terzo settore.

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