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Un Giro d’Italia nel nome di Gino Bartali

Nello sconforto quotidiano causato dall’escalation di orrori che sembra non avere fine, ecco un storia che ci fa tirare un bel sospiro: il prossimo Giro d’Italia prenderà il via il 4 maggio 2018 nella città santa, Gerusalemme. E lo fa nel nome di Gino Bartali...

Parole chiave: Giro d'Italia (2), Gino Bartali (1), Editoriale (254), Stefano Origano (93)

Nello sconforto quotidiano causato dall’escalation di orrori che sembra non avere fine, ecco un storia che ci fa tirare un bel sospiro: il prossimo Giro d’Italia prenderà il via il 4 maggio 2018 nella città santa, Gerusalemme. E lo fa nel nome di Gino Bartali, eroe sportivo e simbolo di una Italia migliore del suo regime; caparbia e testarda, ma nei momenti decisivi capace di fare miracoli.
Perché Gerusalemme? Perché lì c’è il suo nome scolpito sulla pietra nel Giardino dei Giusti per aver contribuito a salvare tante vite umane durante la seconda Guerra mondiale. Con la bicicletta, dopo aver salvato la patria dal rischio di una rivoluzione a seguito dell’attentato a Togliatti nel ’48 vincendo il Tour de France e “distraendo” per qualche settimana gli animi degli italiani accesi dalle infuocate diatribe politiche interne, divenne il “postino” che trasportava i documenti falsi nascosti nel telaio della bici per far espatriare centinaia di ebrei destinati a sicura deportazione.
 Quel Ginettaccio però non volle mai essere considerato un eroe e si scherniva dicendo che lui andava in bicicletta perché questo era il suo mestiere e se ciò poteva servire, lui lo metteva a disposizione di chi in quel momento aveva bisogno. In realtà aiutava una organizzazione clandestina tenuta in piedi dai frati di Assisi e se fosse stato scoperto dalla Polizia Investigativa gli sarebbe costato la vita. Per questo è onorato in Israele come Giusto tra le Nazioni.
Dunque lo sport come veicolo di pace, certamente. E dopo il Giro numero 100 dello scorso anno, una sorta di giro di boa con nuovi significati e simboli universali come quelli evocati dalla città dei mille contrasti e contemporaneamente dell’infinito cammino di pace che mai arriva al suo compimento e ciononostante mai si arrende e si da per vinto.
Uno come Bartali ci sta bene in questo contesto, perché lui in fondo è stato così: tante volte ha vinto sbaragliando gli avversari (chiedetelo ai Francesi quanto si sono incacchiati quando potevano solo sperare in una sua caduta per vincere la loro gara) altre volte ha dovuto ritirarsi per motivi politici o cedere il passo all’airone Coppi, ma ha rappresentato il riscatto dell’uomo semplice, del popolano che con la sua bici corre contro il vento senza paura e a testa alta.
Un giro di boa che fa sperare non solo per il ciclismo e lo sport in generale ma anche per la nostra società ancora avviluppata nelle spire del mostro degli orrori.

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