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Solidarietà e legalità

Leggendo le biografie di alcuni santi della carità sono sempre rimasto impressionato dal fatto che puntassero non semplicemente a fare il bene, ma a fare bene il bene...

Parole chiave: Alberto Margoni (64), Editoriale (336), cardinale Konrad Krajewski (1)

Leggendo le biografie di alcuni santi della carità sono sempre rimasto impressionato dal fatto che puntassero non semplicemente a fare il bene, ma a fare bene il bene. Mi sono chiesto se questa logica sia riscontrabile nel gesto clamoroso compiuto dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità, che ha riattivato i contatori dell’energia elettrica di uno stabile di proprietà di un’immobiliare occupato abusivamente dall’ottobre 2013. Ora nel palazzo vivono 180 famiglie, circa 420 persone (il 30% italiane) tra cui un centinaio di minori. La fornitura di corrente era stata interrotta da alcuni giorni per morosità, visto il debito che supererebbe i 300mila euro. Krajewski, al quale la situazione era ben nota perché aiutava questa gente, prima ha chiamato Prefettura e Comune chiedendo che venisse riattivata l’energia elettrica, quindi, non essendo giunta risposta, ha provveduto lui stesso. Il cardinale polacco si è assunto tutte le responsabilità del gesto, giustificato dal fatto che da sei giorni ci fossero persone (tra cui anziani e bambini) senza luce.
Certamente il suo è stato un atto umanitario di grande portata, da buon Samaritano più che da Robin Hood, che ha portato alla ribalta una situazione eclatante. Il porporato si è sporcato le mani mentre altri se le sono pilatescamente lavate stando a guardare o non riflettendo sulle conseguenze di un’azione pur legittima, quella di mettere i sigilli (non giudiziari) ai contatori, che avrebbe potuto avere esiti drammatici. Penso alla salute di quelle persone e all’eventuale accensione di un fuoco all’interno del palazzo. Ma che fare quando la solidarietà non fa rima con la legalità, violata dal “gesto disperato” di questo alto prelato con un incarico istituzionale nella Santa Sede? Forse si sarebbe potuto ugualmente prestare soccorso ed eventualmente trasferire in luoghi più idonei le persone più bisognose, magari avvalendosi di volontari e organizzazioni che già operano in quel contesto, suscitando al tempo stesso quel clamore mediatico che spesso risulta foriero di valide soluzioni. D’altro canto, sta scritto che bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. E non sono parole di un rigido istituzionalista…
Qualcuno mi citerà il detto  “il meglio è nemico del bene” e che si fa presto a parlare seduti alla scrivania davanti a un computer. Vero, ma questa è la mia personale opinione e, francamente, spero di non finire fulminato dai fili della media tensione.

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