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Quei giovani che spengono la luce

Si tratta di una di quelle notizie che in genere occupano il taglio basso delle pagine interne dei giornali, e destinate ad essere dimenticate dopo pochi giorni, ma in realtà sono segnali che fanno meditare sui destini della nostra società...

Parole chiave: Editoriale (383), Stefano Origano (141), Giovani (99), Suicidio (5)

Si tratta di una di quelle notizie che in genere occupano il taglio basso delle pagine interne dei giornali, e destinate ad essere dimenticate dopo pochi giorni, ma in realtà sono segnali che fanno meditare sui destini della nostra società. Sono stati resi noti i dati dall’Unicef in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza che si è celebra domenica scorsa. Si tratta di un vero e proprio grido di allarme: quasi 46mila giovani tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita ogni anno. Più di uno ogni undici minuti. I dati sono relativi al mondo intero e dunque vi confluiscono situazioni diversissime; tuttavia rivelano una sofferenza e una fragilità comuni. E da noi, in Europa, dove le condizioni di vita e le opportunità sono certamente maggiori rispetto ai Paesi poveri, il suicidio è la seconda causa di morte tra i 15 e i 19 anni. Quando ho letto queste statistiche non credevo ai miei occhi: ci sarà un errore, pensavo, ma come è possibile? E invece è proprio così.
In Italia un giovane su sette soffre di problematiche legate alla salute mentale; sono sempre più diffusi gli stati di frustrazione, angoscia, preoccupazione, tristezza, solitudine per migliaia di adolescenti, al contrario di quanto appare sui loro profili social e sui video con i quali si mostrano sulla rete. Dalle testimonianze raccolte sembra poi che gli stessi interessati non si accorgano della gravità di questi sintomi fino al momento in cui non cadono  dentro il vortice della disperazione, e quindi non chiedono aiuto. Anche perché, il più delle volte non saprebbero a chi rivolgersi. La pandemia ha fatto la sua parte in questa tragedia, facendo registrare il raddoppio dei casi di ricovero per tentati suicidi.
È importante però maturare la consapevolezza che il suicidio è una delle cause di morte che più di ogni altra può essere prevenuta e quindi un rimedio c’è. Ci sono dei segnali che non vanno trascurati, come atteggiamenti depressivi perdurati, quando il ragazzo o la ragazza non escono più con gli amici rintanandosi nella loro camera o su internet, quando interrompono le attività che li hanno sempre appassionati.
L’affetto e la cura di chi sta intorno è sempre la medicina migliore, ma a volte non basta. Inoltre voler bene ai figli o ai fratelli è la cosa più naturale del mondo, ma anche la più impegnativa e mai terminata.

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