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Non si gioca sulla pelle di chi lavora

Il nome Madhu Bollapally, di nazionalità indiana, non ci dirà nulla. Così come Mohammad Shahid Miah, bengalese

Parole chiave: Editoriale (336), Alberto Margoni (64), Qatar (2)

Il nome Madhu Bollapally, di nazionalità indiana, non ci dirà nulla. Così come Mohammad Shahid Miah, bengalese. Sono solo due dei circa due milioni di operai emigrati negli ultimi dieci anni in Qatar per lavorare alla realizzazione delle infrastrutture previste per la disputa dei prossimi Mondiali di calcio, in programma dal 21 novembre al 18 dicembre 2022. Loro nel Paese del Golfo Persico hanno trovato la morte. Il primo, 43 anni e in buone condizioni di salute, è stato trovato senza vita, ufficialmente “per cause naturali”, sul pavimento del suo dormitorio, mentre il secondo è stato fulminato nel proprio alloggio da una scossa elettrica causata dal contatto tra i cavi non isolati e l’acqua. Due storie emblematiche degli oltre 6.500 lavoratori che, dal 2011 alla fine dell’anno scorso, hanno perso la vita nell’emirato durante i lavori per la realizzazione di sette stadi, un aeroporto, strade, alberghi e addirittura un’intera città, Lusail, a nord di Doha, dove si disputerà la finale. Numeri drammatici, approssimati per difetto in quanto non comprendono operai filippini e kenioti, pur presenti in forze nel Paese, forniti in un’inchiesta condotta dal quotidiano britannico The Guardian e dalla fondazione Humanity United. Si tratta quindi di ben 12 persone decedute in media ogni settimana per garantire il colossale business che sta dietro al massimo torneo planetario di quello che vorremmo fosse solo un gioco, un divertimento, un’ora e mezza di svago. Ma per loro prevediamo non verrà mai osservato nemmeno un minuto di silenzio.
Il 69% dei decessi è attribuito a cause naturali, in primis insufficienza cardiaca o respiratoria, probabili conseguenze di condizioni di lavoro estreme se si pensa alle temperature impossibili nel Paese asiatico per almeno quattro mesi dell’anno – ed è il motivo per il quale i Mondiali si giocheranno prima di Natale –. Peraltro senza la possibilità di effettuare autopsie, come denunciano i legali delle vittime, si può dire tutto e il suo contrario. Del resto per il comitato organizzatore i morti tra i lavoratori impegnati nella costruzione degli stadi sarebbero “solo” 37, e 34 di questi deceduti per cause non legate al lavoro. Saranno morti per il freddo?

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