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Non c’è perdono per chi non guarda al domani

Le accuse sono di quelle pesanti, forse non rimarranno nella memoria collettiva come quelle di M.L. King o di A. Einstein, diventate storiche; ma quelle pronunciate a New York all’apertura del summit sul clima dalla giovanissima attivista Greta Thunberg non lasciano indifferenti i grandi della terra.

Parole chiave: Greta Thunberg (2), Editoriale (203), Stefano Origano (74), Clima (3), Inquinamento (6)

Le accuse sono di quelle pesanti, forse non rimarranno nella memoria collettiva come quelle di M.L. King o di A. Einstein, diventate storiche; ma quelle pronunciate a New York all’apertura del summit sul clima dalla giovanissima attivista Greta Thunberg non lasciano indifferenti i grandi della terra. Lo sguardo commosso (o meglio arrabbiato) di Greta è l’emblema di una generazione che è stufa di promesse vane e non accetta compromessi: «Non vi perdoneremo mai!». È dunque ora di passare alle scelte concrete in totale discontinuità con le politiche economiche e sociali adottate fino ad ora.
Ma quelle parole in realtà vanno bene anche per noi, i piccoli della Terra; e quando alla radio sento urlare nella trasmissione La zanzara: «Viva la plastica, usate la plastica» dal conduttore Giuseppe Cruciani, pur considerando il suo genere letterario che non è certo il mio, io non ci sto. Anche queste sono parole pesanti e mi auguro che rimangano lì dove sono state pronunciate. Non siamo in un film in cui Superman deve salvare il pianeta dai cattivi, questa è la realtà e la vediamo tutti i giorni in diretta: i cambiamenti climatici sono già iniziati. Cambiare il nostro stile di vita ci permette di prendere coscienza del problema prima che sia troppo tardi. E la provocazione di Cruciani per me è una offesa.
L’obiezione che non serve a nulla gettare la cartina della caramella nel cestino, quando ci sono discariche abusive a cielo aperto che hanno irrimediabilmente contaminato intere aree non più abitabili non mi fa retrocedere neanche di un passo. Scaricare la colpa sugli altri è solo un alibi per non fare nulla e l’inazione (una volta si chiamava ignavia) porterà al collasso della collettività e quindi anche dei mercati. Andare avanti così non conviene neanche economicamente: ora anche le grandi aziende se ne sono accorte e arrivano prima della politica a rivedere i propri progetti di sviluppo. Evidentemente capiamo solo quando siamo toccati nel portafoglio e lo hanno già compreso, per esempio, in Germania, che a fronte di un drastico calo economico stanno già guardando al dopo con investimenti nel piano “verde” da 100 miliardi di euro.
Mi consola il fatto che i giovanissimi, con la loro innocenza, su tante piccole cose sono più avanti degli adulti. E se “perdono” qualche ora di scuola per manifestare, spero che non perdano la fiducia nel genere umano e nel futuro che oggi reclamano nelle loro mani.

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