Editoriale
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Il tallone di Achille

Queste sere non prendete impegni, predisponete divano e poltrone, qualche stuzzichino per i bambini, un bicchierino per gli adulti e poi tutta la famiglia pronta ad ascoltare le canzoni che finalmente porteranno nuova gioia e allegria nel cuore degli italiani...

Parole chiave: Editoriale (383), Achille Lauro (2), Festival (32), Sanremo (5)

Queste sere non prendete impegni, predisponete divano e poltrone, qualche stuzzichino per i bambini, un bicchierino per gli adulti e poi tutta la famiglia pronta ad ascoltare le canzoni che finalmente porteranno nuova gioia e allegria nel cuore degli italiani. Dopo lo spettacolo poco entusiasmante offerto sul palcoscenico del Parlamento italiano, dove le stonature da principianti allo sbaraglio sono state messe in mondovisione, per fortuna si è presentata l’occasione di uno spettacolo vero come il Festival della canzone italiana a ridare fiato e onore all’espressione massima dell’italianità, la canzone. Il vincitore della corsa al Quirinale è stato il sempreverde e rassicurante Mattarella, quello di Sanremo invece lo sapremo il 5 febbraio. Gianni Morandi, Massimo Ranieri &co (peccato che manchi Al Bano) sono i big che contenderanno la palma di vincitore ai volti nuovi.
Nel momento in cui scriviamo è andata in scena solo la prima serata dell’evento nazional-popolare e, viste le premesse, prevedo che delle canzoni si avrà una memoria equivalente a quella del pesce rosso dello spot pubblicitario di Fiorello, di tutto il rimanente circo di discorsi, provocazioni e boutade su religione, cannabis, vaccini e altro noi tutti ci auguriamo che la memoria non superi quella del criceto.
Si dice che Sanremo sia una sorta di medicina collettiva capace di lenire con i suoi riti le piaghe di una società ferita, un salvagente per uscire dal mare del non-senso che infetta il tempo presente; tuttavia vale anche qui il sacrosanto diritto individuale di non avvalersene e di proclamarsi no-Festival. Siccome l’evento è molto pompato mediaticamente, ci vuole un po’ di pepe e i personaggi capaci di improvvisare qualche scenetta che attiri l’attenzione dei più e magari anche la reazione degli altri; non mancano. Ha così aperto le danze Achille Lauro, vestito di pelle – la sua tatuata e quella dei pantaloni che vorremmo fosse in materiale non animale ed ecosostenibile –, che ha inscenato una sorta di rito cristiano inginocchiandosi al termine dell’esibizione e versandosi sul capo dell’acqua a mo’ di battesimo.
Il personaggio non è nuovo a questo genere di gesti e in molte persone si sono sentite offese per come viene trattato un ambito che attiene alle scelte fondamentali che dovrebbero meritare un sacro rispetto. “La penosa esibizione del primo cantante ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del Battesimo in un contesto insulso e dissacrante – ha prontamente commentato il Vescovo locale –. Non stupisce peraltro che la drammatica povertà artistica ricorra costantemente a mezzi di fortuna per far parlare del personaggio e della manifestazione nel suo complesso”. Ci sentiamo di sottoscrivere la preoccupazione di mons. Antonio Suetta e di ricordare che si tratta di un servizio pubblico, pagato con un canone obbligatorio da tutti i cittadini.
Ora non ci resta che attendere le prossime apparizioni di altri personaggi; certamente non vorranno essere da meno e faranno di tutto per vincere la palma della trasgressione.
Se poi per il prossimo anno Achille Lauro volesse esplorare qualche altro sacramento, io mi offro per amministrargli la Cresima. Ma naturalmente alla vecchia maniera... Vescovo permettendo.

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