Editoriale
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Certi pareggi hanno il sapore di una vittoria

“Il calcio come metafora della vita”, si dice. Qualcuno si spinge oltre: “Il calcio scuola di vita”; ci vuole una buona dose di ottimismo, ma ci può stare. Per una volta, almeno, è accaduto. Nel breve giornale radio inserito nell’intervallo di una partita di Champions League, viene data una notiziola che non scivola via come le altre...

Parole chiave: Stefano Origano (116), Editoriale (316)

“Il calcio come metafora della vita”, si dice. Qualcuno si spinge oltre: “Il calcio scuola di vita”; ci vuole una buona dose di ottimismo, ma ci può stare. Per una volta, almeno, è accaduto. Nel breve giornale radio inserito nell’intervallo di una partita di Champions League, viene data una notiziola che non scivola via come le altre. Basta così – penso – per oggi sono a posto. Spengo la radio (tanto gioca la Roma...) e mi esce una esclamazione spontanea di soddisfazione: incredibile! Ecco, in sintesi, la notizia. Nel campionato turco, al termine della partita Kasimpasa-Rizespor dove è successo un po’ di tutto (due espulsioni e un rigore praticamente regalato a tempo quasi scaduto), durante l’intervista televisiva all’allenatore di casa si presenta l’arbitro e prende la parola in diretta: «Nello spogliatoio ho riguardato le azioni e ho visto gli errori nei confronti di entrambe le squadre. So di aver fatto anche un grave errore nel venire qui ora. Chiedo scusa a tutti, ma sono molto triste. Penso anche di dover prendere una decisione su me stesso entro breve». A queste parole il mister, invece di insultarlo, l’ha rincuorato: «Non dire così. Tutti facciamo errori. Noi abbiamo bisogno di arbitri come te. Perciò non rimanerci male», e gli ha stretto la mano. Questo arbitro si chiama Deniz Coban e l’allenatore Riza Çalimbay. Forse non sentiremo mai più il loro nome, ma la lezione rimane.
Per un momento mi sono sentito trasportare nell’amarcord dei ricordi colorati di vintage, quando il re indiscusso dei fischietti italiani era Concetto Lo Bello, il primo arbitro a presentarsi in uno studio televisivo per parlare di calcio e di moviola (nel ’72), e in quell’occasione fece uno storico mea culpa su un’errata assegnazione di un calcio di rigore,  a fianco a un Bruno Pizzul incredibilmente giovane e magro. Ma questi sono ricordi misti a sogni di bambino che rendono leggendari episodi e individui altrimenti non tali.
Tornando al presente, un arbitro che chiede scusa con il proposito di autosospendersi, e un allenatore che lo invita a continuare perché «tutti dobbiamo stare più attenti», potremmo classificarli tra le cose turche, cioè tra quelle che non hanno cittadinanza da noi. La cosa giusta però spesso viene da dove non te lo aspetti, e in questo caso dalla Turchia, dove non mancano gli scandali del calcio-scommesse e solo pochi mesi fa il campionato è stato sospeso a seguito di un assalto con armi da fuoco al pullman di una squadra al rientro da una partita. Una lezione di fair play non studiata a tavolino e non programmata per una campagna di Pubblicità Progresso, ma spontanea e sincera. Perché il gioco del pallone è emozionante e travolgente, bello sia da giocare che da vedere. Può educare i giovani alla tolleranza e al rispetto delle regole. Troppo spesso, purtroppo, genera violenza, furbizia, malcostume.
Per la cronaca l’incontro è terminato 1 a 1. Ma a ben vedere non è stato un pareggio bensì una vittoria per lo sport.

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