Editoriale
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All’anima della notizia!

Una favola africana racconta che i portatori indigeni di una carovana partita per un safari, erano soliti fermarsi durante la marcia – regolarmente e quasi fosse un rito – e non c’era verso di farli proseguire. Alla domanda di spiegazioni per la sosta che rallentava i tempi del viaggio, essi rispondevano che stavano aspettando che li raggiungesse l’anima.

Parole chiave: Editoriale (335), Renzo Beghini (59), Verona Fedele (20)

Una favola africana racconta che i portatori indigeni di una carovana partita per un safari, erano soliti fermarsi durante la marcia – regolarmente e quasi fosse un rito – e non c’era verso di farli proseguire. Alla domanda di spiegazioni per la sosta che rallentava i tempi del viaggio, essi rispondevano che stavano aspettando che li raggiungesse l’anima.
Tra l’accadere dei fatti e la loro divulgazione c’è una differenza di velocità che i giornalisti chiamano ‘notizia’. Trovare il tempo per informarsi e pensare diventa oggigiorno sempre più difficile. È una constatazione un po’ amara ma di tutti: siamo di corsa e abbiamo poco tempo. “Non ho tempo per leggere, al massimo riesco a sfogliare e scorrere i titoli”.
Eppure mai come questo è un tempo in cui avvertiamo la necessità di un’informazione sincera, un pensiero serio e argomentato, un discernimento intelligente e una parola di speranza. I settimanali diocesani, scrivevano i vescovi due anni fa, valgono in quanto sono “radicati nel territorio e offrono un qualificato servizio di informazione, di orientamento cristiano e discernimento sui fatti e sugli eventi della società e della chiesa”.
Da questo numero comincia un percorso di rielaborazione e rinnovamento di Verona Fedele. Non si tratta di un’operazione di cosmesi, ma di una precisa scelta editoriale che intende privilegiare il racconto di vite vissute e l’approfondimento, l’analisi dei cambiamenti in atto attraverso le storie delle donne e degli uomini del nostro tempo rispetto alla cronaca pura e semplice. Verona Fedele è un periodico e, in un’epoca d’informazioni rapide e a volte superficiali, il settimanale diocesano non può pensare di misurarsi o competere con i quotidiani sulla velocità delle notizie. Deve fermarsi, mettersi in ascolto e saper raccontare l’anima. Vedere sotto e oltre la superficie.
Non è un meccanismo automatico. È una sfida che chiede una duplice trasformazione. C’è innanzitutto da acquisire uno stile sinodale: un progettare e pensare insieme. È la convinzione che a fronte della complessità del nostro tempo, l’idea – individuale o collettiva – di essere autosufficienti e di poter fare a meno della fatica del dialogo e del confronto, va tramontando. Del resto il discernimento che sa cogliere nel particolare il significato universale, è un esercizio ecclesiale di corresponsabilità sinodale. È un impegno che come redazione assumiamo e un invito che formuliamo. In secondo luogo tradurre la dimensione di ‘chiesa in uscita’ attraverso il racconto di un umanesimo concreto, implica un giornale pensato sia come luogo di confronto delle diverse anime della nostra chiesa e della società, sia come spazio e occasione di incontro con coloro che vivono ai margini o al di fuori della vita ecclesiale. Significa coltivare questa apertura, attraverso una consapevole scelta dei contenuti ed una particolare attenzione al linguaggio e allo stile della comunicazione.
Insomma, la sfida è penetrare nell’anima comune raccontando dell’anima plurale: di quelli che camminano piano, di alcuni che sono fermi, di altri che vanno di fretta e di altri ancora che, forse, corrono fin troppo velocemente.

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