Editoriale di Mons. Zenti
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Il senso di una tomba vuota

Nessuno ha assistito all’evento più sconvolgente e innovativo della storia dell’umanità: la risurrezione di Gesù Cristo dalla morte. In moltissimi, a cominciare dagli Apostoli e dalle pie donne, lo hanno visto già risorto...

Parole chiave: Editoriale (335), Vescovo di Verona (242), Pasqua (33), mons. Giuseppe Zenti (281)

Nessuno ha assistito all’evento più sconvolgente e innovativo della storia dell’umanità: la risurrezione di Gesù Cristo dalla morte. In moltissimi, a cominciare dagli Apostoli e dalle pie donne, lo hanno visto già risorto. Di Lui già risorto hanno fatto esperienza inequivocabile e incancellabile. Ne sono i testimoni credibili anche per noi che viviamo a distanza di duemila anni dall’evento. Ma nessuno l’ha visto nell’atto del risorgere.
Gli evangelisti si sono premurati di registrare il registrabile, ciò che era sotto gli occhi di tutti: l’enorme pietra che chiudeva l’imboccatura del sepolcro ribaltata per terra. E dentro? Solo le bende e la sindone con cui avevano avvolto la salma di Gesù deposto dalla croce. Tutto vuoto, come prima della sepoltura. La sorpresa di Maria di Magdala e degli apostoli Giovanni e Pietro fu sconvolgente. Se i fatti non si fossero svolti come sono stati descritti dagli evangelisti, ogni altro abile manipolatore avrebbe ricostruito la sceneggiatura con modalità assai più elaborate. Dunque, ai primi arrivati fin dall’alba, si presenta esclusivamente il vuoto di una tomba.
Viene spontaneo chiedersi: che prospettive si possono costruire sulla realtà di una tomba vuota perché svuotata? Sarebbe stato peggio se le donne e gli apostoli l’avessero trovata sigillata. Il fatto avrebbe dato ragione allo stato d’animo dei due discepoli di Emmaus sconfortati, che allo sconosciuto affiancato a loro avevano confidato: «Speravamo che fosse Lui a liberare Israele!». La tomba sigillata sarebbe stato il monumento alla non speranza; al massimo, ad una speranza nutrita per un certo lasso di tempo, ma rivelatasi pura illusione. Diciamo di più. Avrebbe dichiarato nei fatti che Gesù li aveva ingannati! Proprio Lui che si era rivelato come la Verità fatta persona, testimone della Verità fino alla Croce!
In realtà, i testimoni hanno trovato la tomba svuotata del cadavere di Gesù, che doveva essere imbalsamato. Che segnale dà questo fatto? Quanto meno che si trovava in un altro luogo. Cadavere trafugato? Non avrebbero trovate le bende e la sindone in perfetto ordine. Vivo, come aveva predetto? Quella tomba svuotata interpella. Anzi, fa evocare parole precise di Gesù, proprio sulla sua risurrezione. L’evangelista Giovanni, riportando la sua esperienza fatta assieme a Pietro, a distanza di cinquant’anni dall’evento nel suo vangelo annota: “Vide e credette”. Dunque è stato il preludio di un modo nuovo di essere da parte di Gesù. Solo perché non giaceva più cadavere in quel sepolcro, Gesù ha potuto farsi vedere e sperimentare vivo, anzi risorto, dalle donne, dai discepoli e da tanti altri. È stata la condizione per l’esperienza della nuova dimensione del suo essere di Risorto. Per noi è la condizione perché ci sia dato di sperimentare la sua presenza di Risorto, che ricarica di gioia i suoi, nell’Assemblea liturgica, nell’annuncio della sua Parola, nell’Eucaristia. È quanto avviene in ogni celebrazione dell’Eucaristia, ma in modo del tutto singolare nella Veglia pasquale. È lì che la Liturgia ci fa vivere esattamente il mistero salvifico del risorgere di Cristo dalla tomba per far risorgere noi spiritualmente dalla tomba di morte del nostro essere schiavi del peccato. È la più importante ed efficace celebrazione liturgica. Si può mancare? Buona Pasqua a tutti, soprattutto ai più disperati e ai più disastrati. Con l’augurio orante che nessuno si rassegni ad essere un sepolcro sigillato, senza alcun alito di speranza.

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