Condiscepoli di Agostino
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La dottrina sul Purgatorio e l’Inferno

Ecco in sintesi la dottrina di Agostino sul Purgatorio, temporale, non eterno! Ciò significa che, se Dio manifesta la sua ira, cioè la sua opposizione risoluta al peccato, ciò non vuol dire che “reprima gli atti della sua misericordia” (De civ. Dei, XXI, 24.3)

Parole chiave: Sant'Agostino (94), La città di Dio (63)

Ecco in sintesi la dottrina di Agostino sul Purgatorio, temporale, non eterno! Ciò significa che, se Dio manifesta la sua ira, cioè la sua opposizione risoluta al peccato, ciò non vuol dire che “reprima gli atti della sua misericordia” (De civ. Dei, XXI, 24.3). Usa con tutti la sua misericordia a patto che il pentimento sia sincero e non dettato dalla sola paura dell’inferno (Cfr. De civ. Dei, XXI, 24.5). Nel giudizio universale Cristo porta a compimento la dolcezza della sua misericordia verso coloro che sperano in Lui: “Così Cristo porta alla perfezione una gran quantità della sua dolcezza in coloro che sperano in lui” (Ivi). Finché sono in vita, Dio è disposto a non condannare gli uomini peccatori, purché “comincino a vivere onestamente” (Ivi). Di conseguenza, “invano l’uomo dopo la vita in questo corpo ricerca ciò che ha trascurato di procurare a sé in questo corpo” (Ivi). Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità finché vive su questa terra. Con chi Dio usa misericordia? Con tutti coloro che sono disposti ad accoglierla (Cfr. De civ. Dei, XXI, 24.6). In ogni caso, dopo il giudizio universale “non vi sarà una condizione di mezzo, in cui non sia nella pena eterna chi non è stato associato al suo regno” (De civ. Dei, XXI, 25.1), come a dire che ci sarà esclusivamente la condizione di Paradiso o di Inferno, ma non di Purgatorio, che avrà già compiuta la sua funzione. Tutto dunque dipende dalla determinazione di tenere Cristo come fondamento della vita. Allora è possibile la salvezza eterna o la purificazione attraverso il fuoco. Ecco la differenza: “Se dunque un cristiano ama una prostituta e diviene un solo corpo congiungendosi a lei, non ha Cristo come fondamento. Se qualcuno invece ama la propria moglie, ma in Cristo, non c’è dubbio che per lui il fondamento è Cristo. Se invece la ama secondo il costume del mondo, sensualmente, nella esaltazione delle passioni, come i pagani che non conoscono Dio, per indulgenza l’apostolo ammette tale comportamento, o meglio Cristo attraverso l’apostolo. Anche costui può avere Cristo come fondamento… e perciò avrà la salvezza mediante il fuoco. Infatti, il fuoco dell’afflizione brucerà le soddisfazioni di tal fatta e gli amori terreni, non meritevoli di condanna a motivo del vincolo coniugale… Questa stessa afflizione viene definita fuoco… perde con un fuoco bruciante ciò che ha ottenuto soltanto con un amore allettante” (De civ. Dei, XXI, 26.2). Una interessante indicazione ci dà Agostino sul valore purificatorio della morte: “Può appartenere a questo genere di tribolazione la stessa morte della carne” (Ivi). Come ha una efficacia singolare la preghiera di Gesù, ma a patto di vivere onestamente, pur nella fragilità del pensiero e della volontà, e usando misericordia con gli altri (Cfr. De civ. Dei, XXI, 27.4). Sicché, “i peccati più leggeri, senza i quali non esiste vita dei giusti, non vengono rimessi diversamente” (Ivi), cioè solamente usando misericordia. Mentre non ci sarà misericordia verso coloro che non avranno usato misericordia: “Coloro che sono travolti dai grandi crimini non conseguono nessuna indulgenza se saranno stati inesorabili nel non rimettere agli altri ciò che qualcuno aveva fatto di male nei loro confronti” (Ivi).

Non basta comunque aver fatto carità per salvarsi se quella carità è frutto di denaro acquistato iniquamente: “E tuttavia non si deve pensare che chiunque è stato molto scellerato sia accolto nei tabernacoli eterni perché ha soccorso i santi con mammona di iniquità, cioè prendendo dal denaro o dalle ricchezze che furono male acquistate” (De civ. Dei, XXI, 27.5).

Agostino precisa, ovviamente, il fatto che l’inferno è eterno, mentre il purgatorio è transeunte: “In verità, questa liberazione dal purgatorio che avviene o con delle proprie preghiere o con l’intercessione dei santi, fa sì che qualcuno non sia mandato nel fuoco eterno; non fa sì invece che, quando vi è stato mandato all’inferno, dopo un certo lasso di tempo ne venga tratto fuori” (De civ. Dei, XXI, 27.6).

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