Condiscepoli di Agostino
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L’inno alla gioia dei beati risorti

E siamo al compimento dell’itinerario teologico di Agostino, che coincide con il compimento del percorso terreno del credente cittadino della città di Dio...

Parole chiave: Sant'Agostino (136), La città di Dio (66)

E siamo al compimento dell’itinerario teologico di Agostino, che coincide con il compimento del percorso terreno del credente cittadino della città di Dio: entrare nel riposo sabbatico di Dio, pieni di Dio, vissuto come il Tutto in tutti: “Sarà veramente il grande sabato senza il tramonto, che Dio affidò all’uomo nelle sue prime opere del mondo… Anche noi stessi saremo infatti il settimo giorno, quando saremo pieni della sua benedizione e della sua santificazione e restaurati. In quel riposo sabbatico vedremo perché egli è Dio… Da lui restaurati e resi perfetti da una grazia maggiore saremo nel riposo in eterno, vedendo che proprio Lui è Dio, di cui saremo pieni quando egli stesso sarà il Tutto in tutti… Allora sapremo ciò perfettamente quando riposeremo perfettamente e perfettamente vedremo che proprio Lui è Dio” (De civ. Dei, XXII, 30.4).

Agostino è arrivato all’ultimo paragrafo dell’ultimo libro, libro definito qui da lui stesso come “opera ingente”. Lo impernia sul senso della settima settimana come vita eterna nella pienezza della beatitudine. Nel Regno dei risorti, approdo della città di Dio, non c’è alcuna fine. Sarà interamente l’ottavo giorno del Signore, nel quale riposeremo, ameremo, loderemo. Prima però di regalarci per così dire l’inno alla gioia dei salvati, di forte lirismo, evoca le sei epoche che precedono la settima: da Adamo fino al diluvio; dal diluvio ad Abramo; le tre epoche che seguono da Abramo a Cristo, scandite ognuna da quattordici generazioni; l’epoca attuale.

Finalmente ecco il gran finale, da Inno alla gioia della nona di Beethoven: “Dopo questa epoca, Dio riposerà come nel settimo giorno, quando farà riposare lo stesso settimo giorno, che saremo noi in Lui stesso, Lui che è Dio. Tuttavia questa settima epoca sarà il nostro sabato, la cui fine non sarà la sera ma il giorno del Signore, come l’ottavo giorno eterno, che è consacrato con la risurrezione di Cristo, che prefigura il riposo eterno non solo dello spirito, ma anche del corpo. Lì saremo in riposo e ameremo. Ameremo e loderemo. Ecco ciò che ci sarà nella fine senza fine. Infatti, quale altro è il nostro fine, se non pervenire al regno di cui non c’è nessuna fine?” (De civ. Dei, XXII, 30.5).

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