Condiscepoli di Agostino
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L’amore quotidiano nel matrimonio

Dopo aver illustrato il progetto di Dio sulla famiglia umana e le sfide della cultura attuale alla sua realizzazione, l’Esortazione Amoris Laetitia traccia un interessante itinerario di formazione permanente in vista della riuscita della vita di famiglia ad alto livello di umanizzazione...

Parole chiave: Matrimonio (5), Amoris Laetitia (21), Vescovo di Verona (242), mons. Giuseppe Zenti (282)

Dopo aver illustrato il progetto di Dio sulla famiglia umana e le sfide della cultura attuale alla sua realizzazione, l’Esortazione Amoris Laetitia traccia un interessante itinerario di formazione permanente in vista della riuscita della vita di famiglia ad alto livello di umanizzazione.
Lo fa a cominciare dal capitolo IV intitolato appunto “L’amore nel matrimonio”, nella consapevolezza che solo un vero amore sta a fondamento della fedeltà coniugale e della reciproca donazione, mentre la grazia del sacramento del matrimonio non fa che perfezionare l’amore tra i coniugi (cf AL 89).
A tal fine Papa Francesco ripercorre un itinerario biblico di forte valenza umana. Analizza il famoso inno alla carità di Paolo, contenuto nei versetti 4-7 del capitolo 13 della Prima ai Corinzi, riportando, e commentando adeguatamente, le caratteristiche della carità a partire dalla terminologia originaria greca. Anzitutto “la carità è paziente”, cioè longanime. Come a dire che sopporta ora ciò che è necessario sopportare in vista dei frutti nel futuro di quella sopportazione. Basterebbe pensare alla sopportazione dei genitori e dei docenti, affrontata in funzione di risultati che sperano di ottenere nel futuro. Va da sé che pazientare non equivale a lasciarsi maltrattare come oggetti, ma prendere atto che nessuno è perfetto e che ognuno va preso per quello che è (cf AL 91-92). Alla pazienza segue la benevolenza, che sta a indicare il fare il bene al prossimo, a partire dai familiari: la benevolenza non si esaurisce in un sentimento, ma “come diceva sant’Ignazio di Loyola, «l’amore si deve porre più nelle opere che nelle parole»” (AL 94). Nell’amore non c’è spazio per l’invidia, cioè per provare dispiacere a causa del bene altrui; l’invidia fa ripiegare sul proprio io (cf AL 95). Ma l’ostacolo maggiore all’amore è la superbia, “la vanagloria, l’ansia di mostrarsi superiori […]. Chi ama […] sa mettersi al suo posto, senza pretendere di stare al centro. […] L’amore non è arrogante. […] Quello che ci rende grandi è l’amore che comprende, cura, sostiene il debole” (AL 97). E prosegue, a proposito del rimedio alla superbia qual è l’umiltà: “Nella vita familiare non può regnare la logica del dominio degli uni sugli altri […]. Vale anche per la famiglia questo consiglio: ‘Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, poiché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili’ (1 Pt 5,5)” (AL 98). Paolo prosegue la sua concatenazione di virtù familiari annunciando l’amabilità, che fa evitare ogni forma alquanto rude e scortese e favorisce l’ascolto, il silenzio, la delicatezza negli atteggiamenti mai invasivi (cf AL 99). Inoltre, l’amabilità mette spontaneamente in rilievo non i difetti ma i pregi del prossimo e tende a incoraggiare e consolare (cf AL 100). C’è un altro risvolto dell’amore vero: cercare gli interessi degli altri e non i propri, secondo il principio evangelico: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8; cf AL 101-102). Inoltre, esorta a non lasciarsi irritare o infastidire, a non lasciarsi vincere dal male, ma a concludere le giornate sempre facendo la pace tra familiari, magari con una semplice carezza (cf AL 104). E il perdono? Ne parla ai numeri 105 e 108. Certo in famiglia possono scoppiare anche tensioni e disaccordi. Solo il perdono senza condizioni come è quello di Dio riporta la pace. In famiglia si gioisce insieme per ogni motivo di gioia di un suo membro (cf AL 109-110). Infine, gli ultimi quattro verbi: “Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 7). Di conseguenza, occorre tenere presente il gran male della diffamazione (cf AL 112), mentre tra sposi è necessario che vadano a gara per parlare bene l’uno dell’altro, pur tenendo presenti luci e ombre. Occorre poi tenere viva la fiducia reciproca, fondata sulla sincerità e la trasparenza (cf AL 114-115). A sua volta la speranza sostiene i coniugi tra loro e in quanto genitori, nei confronti dei figli nei momenti brutti: la speranza fa confidare sempre nella possibilità di un cambiamento. E, comunque, valuta gli avvenimenti con la luce della vita oltre la morte (cf AL 116-117). Infine, l’amore è carico di tale forza da sopportare tutto, amando nonostante tutto, in vista del bene possibile che ne conseguirà nel piano della Provvidenza di Dio (cf AL 118-119).

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