Condiscepoli di Agostino
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I migranti paradigma del nostro tempo

Durante il Sinodo dei giovani era emerso frequentemente il tema delle migrazioni. E papa Francesco che è particolarmente sensibile a tale argomento, non poteva non farne oggetto di riflessione dell’Esortazione postsinodale Christus vivit...

Parole chiave: Christus Vivit (10), Esortazione (27), Mons. Giuseppe Zenti (282), Vescovo di Verona (242)

Durante il Sinodo dei giovani era emerso frequentemente il tema delle migrazioni. E papa Francesco che è particolarmente sensibile a tale argomento, non poteva non farne oggetto di riflessione dell’Esortazione postsinodale Christus vivit. Lo affronta dal paragrafo 91, facendo esplicito riferimento ai giovani emigranti: “Come non ricordare i tanti giovani direttamente coinvolti nelle migrazioni?” (CV 91). E precisa subito che “rappresentano a livello mondiale un fenomeno strutturale e non un’emergenza transitoria” (ivi). E poi segnala le cause principali dei movimenti emigratori e i sogni che sottostanno: “Fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema: molti di loro sono giovani. In genere sono alla ricerca di opportunità per sé e per la propria famiglia. Sognano un futuro migliore” (ivi). Il Papa tuttavia non maschera né bypassa anche gli aspetti problematici connessi con flussi migratori, soprattutto in riferimento alle illusioni e ai trafficanti: “Altri migranti sono attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni. Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti, che lungo il loro percorso troppo spesso incontrano la violenza, la tratta, l’abuso psicologico e anche fisico, e sofferenze indicibili” (CV 92). Altri aspetti mette in risalto che facilmente sfuggono ad uno sguardo superficiale: “La vulnerabilità dei migranti minori non accompagnati, e la situazione di coloro che sono costretti a passare molti anni nei campi profughi” (ivi). Ma il Papa mette il dito pure sulla piaga della mentalità xenofoba allarmista.
Indaga inoltre sullo stato d’animo degli stessi emigranti, specialmente giovani, che “sperimentano la separazione dal proprio contesto di origine e spesso anche uno sradicamento culturale e religioso” (CV 93). E rileva l’impoverimento delle potenzialità economiche causato dall’emigrazione dei giovani: “La frattura riguarda anche le comunità di origine, che perdono gli elementi più vigorosi e intraprendenti” (ivi).
A questo punto, papa Francesco mette in luce gli aspetti positivi generati dalle migrazioni se vissute con vero senso di umanità, soprattutto in termini di incontro: “Quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti” (ivi). A tale riguardo non poteva mancare almeno un cenno, discreto, alle molteplici iniziative di accoglienza realizzate in tante parti, ispirate ai valori del Vangelo: “Le iniziative di accoglienza che fanno riferimento alla Chiesa hanno un ruolo importante da questo punto di vista, e possono rivitalizzare le comunità capaci di realizzarle” (ivi).
Non pochi padri sinodali hanno espresso la loro amarezza e la loro preoccupazione per il vuoto creato nei Paesi di origine, da cui numerosi giovani scappano a causa della guerra e della persecuzione (Cfr CV 94). Questi vescovi vedono infatti “in queste migrazioni forzate una minaccia per la loro stessa esistenza” (ivi). Di fronte a tale complessità di situazioni migratorie che interpella l’umanità, la Chiesa, precisa il Papa, ha un ruolo profetico. Anche scomodo, se si vuole. E tuttavia urgente, specialmente in riferimento alla cultura di ostilità che sta dilagando a livello popolare: “Chiedo in particolare ai giovani di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano” (ivi).

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