Condiscepoli di Agostino
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Commento al Salmo 85

Ecco il Salmo 85 commentato da Sant'Agostino...

Parole chiave: Salmo 85 (1), Sant'Agostino (178)

Ecco in sintesi i temi del Salmo 85 commentato da sant’Agostino. Gesù Cristo Figlio di Dio prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Il capo e il corpo sono una sola cosa. Quando leggi le Scritture, Dio parla a te; quando preghi, tu parli a Dio. Qui siamo in esilio, travagliati da tribolazioni. Amare e lodare Dio: questa sarà l’occupazione in paradiso.
 “Dio non avrebbe potuto fare agli uomini dono più grande: far sì che il suo Verbo, per mezzo del quale ha creato ogni cosa, diventasse per loro il capo e che li cooptasse a Lui come membra, così da essere Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, un unico Dio con il Padre, un unico uomo con gli uomini, così che quando ci rivolgiamo nella preghiera a Dio, non separiamo di lì il Figlio, e quando prega il corpo di Cristo, non si separi da lui il suo capo, e sia Lui stesso l’unico Salvatore del suo corpo il Signore nostro Gesù Cristo Figlio di Dio, il quale e prega per noi, e prega in noi ed è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo pertanto e in Lui la nostra voce, e le sue voci in noi. Preghiamo dunque rivolti a Lui, per mezzo di Lui, in Lui; e noi diciamo con Lui, e Lui dice con noi; noi diciamo in Lui e Lui dice in noi. La tua preghiera è un dialogo rivolto a Dio; quando leggi (le Scritture) Dio ti parla; quando preghi tu parli a Dio.
Invoca Dio in quanto Dio, ama Dio come Dio; nulla vi è di meglio di Lui: desidera proprio Lui, Lui brama; ama Lui, ardi per Lui, anela a Lui di cui nulla trovi più fonte di gioia, di migliore, di più lieto, di più duraturo; chiedi a Lui la salvezza e Lui stesso sarà la tua salvezza. ‘Nel giorno della tribolazione ho gridato a te, poiché mi hai esaudito’. Nessun cristiano dica che c’è giorno in cui non è sottoposto a tribolazione. Ogni giorno si tribola. Finché siamo nel corpo siamo esuli dal Signore. Anche se qui siamo nell’abbondanza, non siamo ancora in quella patria dove ci affrettiamo a ritornare. Colui al quale è dolce l’esilio, non ama la patria; se dolce è la patria, amaro è l’esilio; se amaro è l’esilio, ogni giorno è una tribolazione. Là passerà la fatica e il gemito; là non ci sarà la preghiera, ma la lode. Là ci sarà l’alleluia. L’Amen ci sarà, la voce consona con quella degli Angeli; là la visione senza interruzione e l’amore senza disturbo. Ma qui abbondano tutti i beni! Abbondino pure, ma guarda bene se sei sicuro che non abbiano a perire. Ma ho ciò che non avevo; mi è arrivato del denaro che non avevo. Forse è arrivato anche il timore che prima non avevi. Forse eri tanto più sicuro quanto più eri povero. Lontano da noi tutto ciò che seduce, le false lusinghe, coloro che ogni giorno ci dicono: ‘Dov’è il tuo Dio?’. Tutto ciò che abbiamo in possesso, eccetto Dio, non è dolce. Non vogliamo le cose che ci ha dato, se non ci dà se stesso colui che ci ha dato ogni cosa. Dio è ineffabile; diciamo più facilmente ciò che non è rispetto a ciò che è. Nella pace eterna godranno del volto di Dio. Cesseranno le opere di misericordia, perché non si troverà miseria. E che cosa faremo? Forse dormiremo? Di che cosa ci occuperemo? Questa sarà la nostra occupazione: la lode di Dio. Ami e lodi!”.

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