Condiscepoli di Agostino
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Commento al Salmo 106

Sintesi del commento di sant’Agostino al Salmo 106:  con il Sacramento del Mar Rosso, cioè del Battesimo, sono distrutti gli Egiziani, cioè i peccati; la varietà delle tentazioni; i pericoli per chi è onorato; chi governa ha bisogno delle preghiere dei fedeli.

Parole chiave: Salmo 106 (1), Sant'Agostino (126)

Sintesi del commento di sant’Agostino al Salmo 106:  con il Sacramento del Mar Rosso, cioè del Battesimo, sono distrutti gli Egiziani, cioè i peccati; la varietà delle tentazioni; i pericoli per chi è onorato; chi governa ha bisogno delle preghiere dei fedeli.
“Questo Salmo ci ricorda le misericordie di Dio, dimostrate nei nostri confronti. Vediamo che cosa siamo per noi stessi e che cosa per la misericordia di Dio. Questo popolo di Dio, liberato dalla grande e vasta schiavitù in Egitto, viene condotto come attraverso il Mar Rosso, affinché faccia finire inabissati i nemici nel Battesimo. Con il Sacramento, per così dire, del Mar Rosso, cioè del Battesimo consacrato dal sangue di Cristo, vengono distrutti gli Egiziani che li inseguivano, cioè i peccati. Un po’ alla volta e singolarmente credendo siamo riuniti come un gregge in una sola città e in un solo popolo. (Per chi desidera convertirsi a Dio) la prima tentazione è quella dell’errore e della fame di verità; la seconda tentazione è data dalla difficoltà di operare il bene; la terza tentazione contraria alla precedente è data dal tedio: non ti attira più l’adulterio, tuttavia non ti diletta la Parola di Dio. Liberato dall’errore, liberato dalla difficoltà di operare il bene, liberato dal tedio della Parola di Dio, forse sarai degno che ti sia affidato il popolo di Dio; sarai costituito al governo della nave, reggerai la Chiesa. Qui la quarta tentazione. Le tempeste del mare che scuotono la Chiesa, turbano il comandante. In definitiva, quelle tre tentazioni possono essere sperimentate da ogni pio fedele nel popolo di Dio; questa quarta riguarda noi. Quanto più veniamo onorati tanto più siamo in pericolo. C’è da temere che il pericolo dell’errore distolga qualcuno di noi dalla verità. C’è da temere che la cupidigia ci vinca tutti e ci costringa a seguirla piuttosto che rivolgerci nella supplica a Dio, a partire dalle proprie difficoltà; c’è da temere che la Parola di Dio sia sentita con minor gusto e muoia di nausea; tuttavia, la tentazione del governare, la tentazione dei pericoli nel reggere la Chiesa è quella che ci tocca in modo singolare. Ma come vi sentirete estranei voi se tutta la nave è in pericolo? È necessario che non desistiate dalle preghiere, poiché voi per primi fareste naufragio; voi non siate meno solleciti nel pregare per noi. In effetti, per il fatto che non sedete a governare (la nave), per questo non navigate sulla nave? Dopo queste quattro tentazioni, che sono anche quattro invocazioni, quattro liberazioni, quattro confessioni delle misericordie di Dio, in genere in questo Salmo viene ricordata di conseguenza la stessa Chiesa. Penso che (queste quattro tentazioni) siano bene impresse davanti ai vostri occhi. Ma per meglio ricordarvele ve le replico brevemente. La prima tentazione è quella dell’errore e della fame della Parola; la seconda è la difficoltà di vincere le concupiscenze; la terza il tedio e il fastidio; la quarta quella della tempesta e dei pericoli nel governo delle Chiese; e in tutte queste cose, le suppliche, le liberazioni, e le confessioni delle misericordie di Dio. Hai accolto la Parola, hai accolto il precetto e non cessi di fare il male che facevi; e accolto il precetto, aumenti i peccati per prevaricazione. Superbo, se ti ignoravi, almeno impara l’umiltà; griderai e sarai liberato dalla inevitabilità; una volta liberato, confiderai nelle misericordie del Signore. Resta la quarta tentazione, nella quale tutti siamo in pericolo. Tutti, infatti, siamo sulla nave; alcuni sono in azione, altri sono trasportati; tuttavia, tutti nel medesimo tempo sono in pericolo nella tempesta e sono salvati nel porto. Che cosa c’è di più profondo del cuore dell’uomo? Di lì per lo più erompono i venti; le tempeste delle sedizioni e i dissensi perturbano la nave”.
† Giuseppe Zenti
Amministratore apostolico di Verona

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