Commento al Vangelo
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Conversione è volgersi decisamente verso Gesù

Matteo 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Parole chiave: Vangelo della Domenica (108), Commento (53), don Adelino Campedelli (70)

Questa seconda domenica di Avvento è contrassegnata dalla figura di Giovanni Battista a dal suo forte invito alla conversione, al cambiamento di mentalità; egli si presenta nell’abbigliamento e nel modo di esprimersi come uno degli antichi profeti di Israele (la figura di Elia è in maniera evidente sullo sfondo), come l’ultimo dei profeti, ma non dobbiamo pensare che resti lui l’oggetto centrale del messaggio.
È il Regno dei cieli il centro dell’annuncio, che concretamente vuol dire la presenza, la vicinanza di Dio nella nostra vita e quindi il cambiamento al quale ci chiama e per il quale ci coinvolge.
Cosa può dire questo messaggio, questo Vangelo, alla gente del nostro tempo, a noi che lo ascoltiamo qui, oggi, in questa domenica, nella nostra Eucarestia festiva? Solo se risuona nella nostra coscienza coinvolgendola in un cambiamento radicale si può dire che il Vangelo ha parlato veramente alla nostra vita.
È evidente che la chiamata di Giovanni alla conversione, con l’invito a cambiare mentalità, presuppone un cambiamento radicale della nostra vita, un cambiamento che coinvolge il nostro modo di pensare e di agire, la nostra visione della storia che ci trova protagonisti, il nostro modo di considerare le cose che contano veramente a fronte di tante prospettive inutili e dannose che si presentano davanti alle nostre scelte.
E tutto questo perché la proposta che ci fa il Vangelo è tremendamente seria; di fronte ad essa ne va della riuscita o del fallimento della nostra esistenza: è la proposta dell’amore stesso di Dio e “l’amore di Dio è serio perché suscita la nostra libertà e rischia fidandosi di essa. Corre il rischio che essa dica di no, condannando se stessa alla rovina e al fallimento. È serio perché ci mette in guardia contro questo rischio, parlandocene apertamente, avvisandoci della dannazione irreparabile a cui andiamo incontro se ci ostiniamo nel rifiutare l’amore” (card. Carlo Maria Martini).
È importante che ci domandiamo: che cosa ne abbiamo fatto del nostro battesimo? Che cosa ne stiamo facendo della nostra vita?
Spesso la conversione è interpretata in modo moralistico, come se si trattasse semplicemente di fare qualche piccolo cambiamento nella nostra vita, di aggiungere qualche pratica di pietà religiosa, di compiere qualche azione meritevole.
Giovanni rimprovera ai farisei e ai sadducei che si presentano a lui di presumere di essere a posto con la coscienza semplicemente con un bagno nel Giordano o appellandosi al privilegio di essere discendenza di Abramo, senza interrogarsi seriamente sull’orientamento della propria vita.
Conversione è un volgersi decisamente verso Gesù: Egli si è fatto uomo per cambiare la storia personale e del mondo intero da storia di peccato e di fallimento in storia di riconciliazione e di salvezza. Non si accontenta di cambiare qualcosa nella nostra vita ma viene per trasformare radicalmente e totalmente la nostra esistenza.
Con la potenza della sua morte e resurrezione e il dono inesauribile della misericordia del Padre, vuol fare di tutti noi dei figli amati e reintegrati completamente nella loro dignità di figli in Lui che è il Figlio primogenito di molti fratelli.
Di fronte a questa prospettiva accogliamo anche noi la forte esortazione di S. Leone Magno: “Riconosci o cristiano la tua dignità”, e con una risposta generosa all’iniziativa dell’amore di Dio e con l’aiuto della sua grazia compiamo passi seri di conversione, chiediamo di non voltare più le spalle al Signore ma di volgere verso di Lui la nostra faccia per poter contemplare la luce che emana dal suo volto ed essere a nostra volta illuminati e così intraprendere una vita nuova sia personale che comunitaria e insieme ai fratelli di fede accogliere con gioia il regno di Dio che si è fatto vicino.
Allora la prospettiva di una creazione nuova, liberata da ogni segno di violenza e di sopraffazione non solo a livello umano ma anche in rapporto alla natura, non avrà solo l’aspetto di un bel sogno ma diventerà possibilità realizzabile come profezia e promessa del mondo nuovo.
don Adelino Campedelli

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