Commento al Vangelo domenicale
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Andare, per seminare vita nuova e speranza

Matteo 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare
tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parole chiave: Santissima Trinità (5), Vangelo della Domenica (239)
Andare, per seminare vita nuova e speranza

Oggi è la festa del mistero di Dio. Il mistero del Dio di Gesù Cristo è singolare: è un mistero di comunicazione, di rivelazione, di amore gratuito per tutti. La Bibbia ne racconta l’essenza descrivendo la storia di relazione del Padre, del Figlio e dello Spirito con l’intera umanità. Non si finirà mai di capire il dono di una storia nella quale il discepolo è coinvolto in prima persona ed è quindi un beneficiario raggiunto in totale gratuità, che apre ad un atteggiamento riconoscente. Al discepolo, inoltre, viene data la possibilità di sperimentare, grazie al suo cuore e alla sua intelligenza, la vertigine di una comprensione seppur parziale di tale mistero.
Il Dio della Bibbia sta alla base della storia del suo popolo attraverso grandi eventi, come l’esodo e il Sinai, e soprattutto nella rivelazione avvenuta in Gesù come dono del Padre grazie all’intervento dello Spirito. La risurrezione di Gesù costituisce la pienezza della comunicazione di Dio ed è anche il motivo centrale della missione della Chiesa. I cristiani sono, infatti, impegnati nella testimonianza della risurrezione di Gesù.
Illumina questo aspetto il Vangelo di oggi, strutturato in due parti: nella prima i protagonisti sono i discepoli con le loro azioni e reazioni; nella seconda il soggetto principale diventa il Risorto con il suo comando e le sue parole. Nella prima parte si parla degli undici discepoli che si allontanano da Gerusalemme in obbedienza all’ordine dato dal Risorto stesso. Non è indifferente che Lui li incontri nuovamente in Galilea, dove ha avuto inizio il suo ministero. Si intravede così la continuità tra il tempo del Gesù terreno e l’attuale tempo del Cristo risorto.
L’elemento di novità sta nel fatto che l’incontro avviene sul monte, luogo della singolare manifestazione di Gesù, come era avvenuto nella trasfigurazione sul Tabor. Alla visione del Maestro i discepoli rispondono innanzitutto con l’adorazione, un atteggiamento in grado di esprimere la vicinanza confidente e la sottomissione, che è indizio della fede alla Parola del Maestro. L’evangelista non manca di ricordare il dubbio presente in alcuni, segno di una fede ancora incerta e non pienamente allineata con la piena disponibilità di Gesù ad accompagnare i suoi in ogni luogo e tempo.
La seconda parte inizia con Gesù che si avvicina ai discepoli. La sua iniziativa di farsi vicino è condizione indispensabile per l’incontro con Lui e la sua Parola, e fondamento necessario per la fede. Il Risorto comanda ai suoi di andare e seminare vita e speranza ovunque nel mondo.
L’espressione “fare discepoli” è ricca di senso. Si esplica in due azioni fondamentali: battezzare e insegnare. Il battesimo è l’atto con il quale il credente accetta nell’obbedienza l’appello che Cristo gli rivolge: «Seguimi». L’insegnamento accompagna i discepoli a non disperdere tutto ciò che il Signore ha comandato.
I cristiani sono impegnati nella testimonianza della Risurrezione con gesti concreti e parole piene di vita e di speranza. Talvolta le situazioni problematiche e le difficoltà della vita possono allentare la tenuta della fede. È proprio nei momenti difficili che si è chiamati ad aprirsi ad una fede più matura. Anche in tali situazioni la promessa del Risorto conforta. La presenza dello Spirito sostiene. La misericordia del Padre è una certezza su cui si può sempre contare.

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