Commento al Vangelo domenicale
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Gesù invia i discepoli annunciatori di speranza

Luca 24,46-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parole chiave: Vangelo (310), Vangelo della Domenica (226), Ascensione del Signore (6)
Gesù invia i discepoli annunciatori di speranza

Luca nell’ultima pagina del suo vangelo racconta l’ascensione di Gesù al cielo, e nella prima pagina della sua seconda opera, gli Atti degli Apostoli, offre un’altra narrazione della ascensione: è il testo che costituisce la prima lettura della solennità liturgica di oggi. La Chiesa inizia la sua vicenda storica proprio con questa grande epifania del Cristo, il Signore e Salvatore risorto.
Per evidenziare l’unità del mistero della Pasqua l’evangelista Luca colloca l’evento dell’ascensione nello stesso giorno della risurrezione. Questa scena conclusiva del Vangelo viene descritta come una grande liturgia dove Gesù con un gesto solenne di commiato conclude la missione storica e apre il compito per la Chiesa. A partire dall’evento della risurrezione, Gesù si separa dai discepoli, aprendo così per i credenti una stagione nuova. Da questo momento in poi Egli sarà presente attraverso la mediazione dello stesso Spirito Santo mandato da Lui.
L’incontro finale di Gesù con i suoi discepoli è un condensato di teologia della missione, nel quale sono anticipati i grandi temi sviluppati nel libro degli Atti degli Apostoli, che descrive precisamente l’espansione missionaria della Chiesa. Cinque sono gli elementi compresi nel mandato missionario: i discepoli sono chiamati ad annunciare; il loro messaggio è un invito alla penitenza intesa come cambiamento di rotta nella vita; ciò che viene offerto è il perdono dei peccati; l’autorità per compiere tutto questo è contenuta nel nome di Gesù; questo annuncio è per tutti i popoli, cominciando da Gerusalemme.
I discepoli per la prima volta nel Vangelo di Luca vengono definiti “testimoni”, ovvero annunciatori della risurrezione di Cristo e della salvezza che raggiunge tutte le genti. Per rendere possibile questo impegno di testimonianza il Risorto manderà il dono dello Spirito Santo.
Il “missionario” per eccellenza è il Signore risorto che mediante l’azione dello Spirito opera la salvezza anche al di fuori dei confini della Chiesa. La comunità dei credenti, quando testimonia, non fa altro che porsi al servizio dell’azione dello Spirito che sempre la precede. Perciò il compito della testimonianza affidato alla Chiesa non domanderà alla comunità dei credenti di sostituirsi al Signore risorto in un’affannosa propaganda religiosa, ma diventerà impegno per rendere possibile l’azione salvifica del Risorto. Compito della Chiesa, dunque, sarà quello di portare a pienezza i germi che lo Spirito ha già posto nei cuori inondati di gioia per le meraviglie operate da Dio Padre in Gesù per l’azione dello Spirito.
La gioia che il discepolo vive non è il frutto di una reazione emotiva, ma nasce dall’aver sperimentato la buona notizia di Cristo. Il Signore risorto è il Vivente in piena comunione con i suoi discepoli. La sua presenza tra i credenti e nel mondo diventa benedizione e motivo di speranza. Proprio perché già benedetti dal Risorto ora possono innalzare la loro benedizione a Dio. La lode diventa allora risposta del discepolo all’azione del Risorto, che attraverso il dono dello Spirito sostiene e guida la storia. La Chiesa che si raduna per lodare fa memoria di un evento compiuto la cui efficacia accompagna e precede la sua missione. Perciò questa coscienza può rinnovare lo sguardo del credente e riconoscere che ancora oggi, pur nelle ferite della storia umana, si racconta la vittoria del Crocifisso Risorto che dona gioia e infonde speranza.

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